PREOCCUPAZIONE … come indebitarsi psicoemotivamente con le proprie mani, ed arrivare a pretendere “dagli altri” la sanatoria del proprio conto corrente emotivo…

Ti sei mai imbattuto nel detto orientale riferito alla preoccupazione:

SE c’è soluzione, cosa ti preoccupi a fare…?  

…se NON c’è soluzione, cosa ti preoccupi a fare…?”

Quante volte ti è capitato di “sentirti oppresso” dalle preoccupazioni dei tuoi genitori, di amici, persino di semplici conoscenti un po’ troppo apprensivi?

Fermo restando l’intenzione affettiva bonaria che NON deve essere messa in discussione, siamo veramente sicuri di aver capito cosa si celi dietro?

Se la pura curiosità o la voglia di capirci meglio senti che si fanno spazio dentro di te, prosegui nella lettura e ne uscirai con un sacco di spunti utili ed alcuni strumenti pratici.

Il tradurli nella vita reale potrà non solo fare la differenza sul tuo stato d’animo, ma rivelarsi una pietra miliare nel cambiamento dei tuoi rapporti affettivi…

Preoccuparsi per amore…

Uno degli ambiti più significativi per l’intera esistenza di un essere umano, è SICURAMENTE rappresentato dal piano delle “interazioni umane”.

L’uomo è un animale sociale, e l’interazione con i suoi simili rappresenta un’esigenza atavica, un bisogno talmente profondo da rilevarsi qualcosa di irrinunciabile.

Tuttavia, specie nella nostra cultura (per ragioni che sorvoleremo appena in questo articolo) questa necessità primordiale diviene spesso teatro di incomprensioni, tensioni, frustrazioni e malesseri di vario genere, che sono (purtroppo) entrati a far parte della normalità anche sul piano affettivo.

La sfera più intima delle interazioni umane, è rappresentata infatti dal “mondo degli affetti”, ovvero tutto quell’insieme di contesti in cui si manifestano i legami d’amore nelle sue varie forme e sfaccettature.

E’ proprio qui che una serie incredibile di “distorsioni cognitive” legate alla parola Amore, ha talvolta dimostrato una presunta, e più o meno consapevole, legittimità nel generare e reiterare sofferenza nell’oggetto a cui è rivolto il proprio amore…

…si tratti di cose, animali o persone…!

Ma COS’E’ in realtà una PREOCCUPAZIONE?!?

Tecnicamente, si tratta di un processo mentale che, una volta attuato, conduce la propria percezione in un vero e proprio viaggio nel futuro;

QUI (dal momento che in tal senso ogni mente ha potere illimitato) viene “distorto lo scenario delle conseguenze” in chiave negativa (SPESSO ARRIVANDO ALLA PEGGIORE DELLE IPOTESI) per poi “rientrare nel presente”, dove si inizia a REAGIRE A TALE SCENARIO armandosi di tutto ciò che potrebbe EVITARCI di finire in tale epilogo da un lato, e uscire dallo stato emotivo spiacevole che ci genera dall’altro.

Ora, un tale processo (Questo deve essere oltremodo chiaro!) si rivela un’ottima strategia organizzativa in alcuni contesti di pianificazione ed ingegnerizzazione di un progetto che ha a che vedere con il FUTURO DESIDERATO…

Utile soprattutto per “evitare conseguenze disastrose o comunque costose” in cui s’incapperebbe procedendo “allo sbaraglio”.

…ma utilizzato in altri ambiti, può degenerare in qualcosa di deleterio che talvolta può arrivare ad assumere connotati ossessivi ed estremamente “limitanti”!

Sul piano delle relazioni umane, ad esempio, se non “gestito correttamente” può portare a conseguenze nefaste di vario genere:

  • comportamenti estremamente SOFFOCANTI per i nostri interlocutori
  • “uno svuotamento del proprio conto corrente psicoemotivo” ed il successivo indebitamento
  • una castrazione del proprio potenziale
  • l’inibizione dell’accesso alle possibilità reali a portata di mano
  • un’innesto di tali BUG UMANI in chi dipende da noi (se si ricoprono ruoli in tal senso come genitori, educatori, insegnati etc)

FORSE, si tratta di qualcosa che varrebbe la pena indagare, approfondire e saper gestire correttamente…

Se quantomeno si mira a non aspettare che si rivelino causa di profondi malesseri EVITABILI su se stessi e sulle persone con cui entriamo in contatto… 

In special modo se la natura dell’interazione è affettiva o addirittura un “legame amoroso”.

Che ne dici?  😉

 

Un aiuto dalla lingua anglosassone…

In inglese, la parola “preoccuparsi”, può essere tradotta in 2 modi differenti:

  • il verbo to worry 
  • to care

Volendo forzare le traduzioni per capirci meglio, uso to worry quando mi sto riferendo ad una semplice preoccupazione, e to care quando mi riferisco al “prendersi cura di”…

Prendo spunto da una metafora che mi è uscita grazie all’occasione che ho potuto cogliere in un piacevole pranzo tra amici pochi giorni fa… (uno di quelli dove “l’entità degli affetti in gioco” è vario e di valore…)

Immagina di avere un “bambino piccolo” che scorrazza gattonando tra le sedie e sotto il tavolo della cucina dove stai cucinando…  

La grande porta finestra che fa entrare luce nella stanza, apre lo spazio accessibile ad una grande terrazza che però è senza barriere perimetrali (non c’è ne’ un muro, ne’ una ringhiera a delimitare IL SALTO NEL VUOTO DAL QUINTO PIANO!)

Ora immagina di poterti permettere di “non dover avere gli occhi sui fornelli di continuo”, e da genitore attento poter osservare il buffo scorrazzare carponi del piccolo pargolo che ami tanto…

Come ti comporteresti in relazione alla terrazza?

Terresti la portafinestra chiusa per “evitare rogne” e garantirti un po’ di tranquillità o possibili distrazioni annesse senza conseguenze? (ammesso che la cosa sia accettabile quando si ha un bimbo piccolo in quella fase di vita)

Lasceresti aperto?

Inventeresti “motivazioni inesistenti” (che tra l’altro un bimbo piccolo non è in grado di interpretare) tipo: fuori c’è freddo, c’ha pisciato il gatto, ho letto di un’invasioni di moscerini assassini che hanno invaso la zona?

Chiuderesti anche la tapparella, gli scuri e l’inferriata installata per “tenere fuori i ladri” ?

In relazione “al grado di pericolo che percepisci”, usando una modalità “worry”, finiresti per agire in un range che va da semplice “tengo chiusa la porta”, al chiamare un’impresa edile per “murare la porta finestra” nei casi più gravi!

Tuttavia, un bimbo SANO di più o meno quell’età, ha fame e sete di vita e di esperienza… vaga curiosando in continuazione, e NON E’ ANCORA IN GRADO DI VALUTARE L’ENTITA’ DEI PERICOLI CHE LO CIRCONDANO.

Una questione è però “IMPEDIRGLI DI ENTRARE IN CONTATTO CON OGNI PERICOLO esagerando con la “protezione” e PONENDOLO IN UNA SFERA DI CRISTALLO ASETTICA”…

Un’altra è modulare questo tipo di accorgimento “atto a preservare la sua incolumità”, a comportamenti che VARIANO in funzione dell’età del piccolo, del reale “pericolo ambientale”, e del livello di attenzione che  come tutore sono in grado di mettere in atto!

Murare la porta finestra della cucina è esagerato e sconveniente, tanto quanto il lasciar libero un bimbo di scorrazzare in una terrazza priva di protezioni senza supervisionarlo.

Riprendendo la metafora, usando il sistema “to care”, lascio libero l’accesso del terrazzo al piccolo, supervisionando costantemente la situazione PRESENTE ed intervenendo SOLO NEL MOMENTO IN CUI IL BIMBO CORRE VERAMENTE IL RISCHIO DI FINIRE DI SOTTO!

ATTENZIONE: 

Che non ci sia il “solito subumano” che interpreta queste parole come l’invito a farlo realmente nella vita di tutti i giorni!!!!!!

Si tratta di un caso ESTREMIZZATO per rendere comprensibile un concetto attraverso una metafora!!!       OK???

IN SOLDONI:   se lasci libero un bimbo di 2 anni su un terrazzo al secondo piano senza protezioni “SEI DA INTERNARE”, ma insieme a te deve essere ricoverata ANCHE LA PERSONA CHE TI CHIUDE IN CUCINA anche se hai 40 ANNI per evitarti il pericolo!!!!!

 

Sta cavolo di consapevolezza sempre in mezzo!

Ovviamente, ironie a parte, è lapalissiano che “il grado di consapevolezza” con cui viviamo incida in modo determinante sugli esiti delle nostre esperienze.

Ma cosa centra con la metafora di prima e con le preoccupazioni?

Beh, se “seriamente ti poni questa domanda”, fossi in te “inizierei a preoccuparmene”!!!

Perchè non essere consapevoli della “rilevanza che ha il livello di consapevolezza”, è purtroppo la prova che su questa parola è ora di “lavorarci su veramente” invece di imbottirsi la mente di cagate da guru truffatore o “inconsapevolmente opportunista” per cui abbiamo magari sborsato migliaia di euro in corsi e seminari vari!!!

  OK?

Non è mia intenzione “scoperchiare un vaso di pandora sull’argomento” in questo articolo.

Desidero comunque accendere i riflettori su alcuni spunti che ti potrebbero permettere di capire se “ne sai veramente qualcosa” o sei semplicemente pervaso di “fuffa da subnormale”:

Quando si parla di CONSAPEVOLEZZA, ci si sta riferendo ad un’equazione a MINIMO 3 VARIABILI!!!

Una sei tu, una è l’ambiente in cui sei immerso, la terza è “l’interazione tra te e l’ambiente”.

Questa terza variabile, contiene un SACCO DI ALTRE VARIABILI che incidono su tutti i processi coinvolti in tale aspetto…

(tanto per darti qualche spunto: “percezione; valori; credenze; metaprogrammi; bisogni umani; desideri; obbiettivi; potere decisionale; gestione del tempo; etc etc etc…)

UNO SPUNTO “SPECIALE” è quello di verificare anche se una persona si rende realmente conto del “prezzo da pagare” per un’azione, e soprattutto SE E’ DISPOSTA A PAGARLO!

La verità nuda e cruda?

Il livello “medio di consapevolezza” è sul baratro del precipizio!!!

Riprendendo la metafora del terrazzo, moltissime persone sarebbero da “internare” perchè vivono MURANDO PORTE FINESTRE oppure CADONO DA TERRAZZI come se non ci fosse un domani!!!!

E la cosa più grave, a mio modesto parere, è che se “chiedi loro”, generalmente si atteggiano a persone il cui livello di consapevolezza “sfiora” (per umiltà) quella di un ILLUMINATO BUDDHISTA… (se non fossero umili, loro sarebbero uno scalino al di sopra di quello dei vari Buddha!) 😉

C’è poco, in fondo, da ridere, da scherzare, e da “sbruffonare” tirando in ballo percentuali a cazzo relativi ai tassi di “analfabetismo funzionale” che imperversano nell’ex bel paese.

CI SIAMO DENTRO TUTTI… a vari livelli!

 

IL VALORE AGGIUNTO della pretesa che sia qualcun altro a farsi carico di DOVER SANARE il nostro debito psicoemotivo.

Come abbiamo detto, diamo per scontato che dietro la “preoccupazione di qualcuno” ci sia un’indiscutibile forma d’AMORE.

Diamo per assodato anche, che si comprenda la realtà per cui se “spendo piu’ di quanto guadagno, mi ritroverò presto in rosso sul conto corrente!

Detto questo…

Nel titolo dell’articolo, ho tirato in ballo anche un ulteriore aspetto che va indagato a fondo, di cui va preso atto, preso coscienza, e tentato di porre rimedio il prima possibile…

Cosa succede se non lo si fa?

Beh, semplicemente IL PROBLEMA CONTINUERA’ A TRASCENDERE IL TEMPO, coinvolgendo e “smerdando” la qualità di vita delle persone di oggi e di TUTTI I DISCENDENTI di queste… (in special modo se sono innescati “legami affettivi forti”!)

La conseguenza indiretta, è una bella BEFFA OLTRE AL DANNO:

Si finirà per aggiungere merda sottoforma di RIMPIANTI E RIMORSI, ad una situazione gia difficile, e che potrebbe TRAMUTARSI talvolta “in qualcosa di IRREPARABILE”… (o marginalmente riparabile con un PREZZO DA PAGARE ENORME!!!)

NON LO CREDI POSSIBILE?

Ti sei mai imbattuto in qualcuno “devastato” da un lutto che ha definitivamente stroncato le possibilità di “risolvere alcuni problemi emersi quando quella persona era in vita”?!???

 

Come ho accennato prima…

…l’essere consapevoli “del prezzo da pagare” per una propria azione (e la disponibilità REALE a farsene carico o meno) è qualcosa che “spiazza gran parte delle persone”, in funzione del livello di consapevolezza con cui vivono molto INFERIORE a quello che CREDONO di possedere!

E’ inoltre al netto di “condizioni emotive” che limitano il controllo su noi stessi, che dobbiamo riferirci, per non avere sorprese!

Oltre al processo di “comprensione” delle NOZIONI CHE ABBIAMO ACQUISITO, che rappresenta, in fondo, il minimo sindacabile!

  • sapere COSA FARE è un conto…
  • riuscire a TRADURRE in fatti quello che si sa è un altro…
  • far diventare quell’evento singolo UN’ABITUDINE o un’abilità che si padroneggia, è un altro ancora!

Queste abilità che possiamo acquisire impiegando tempo ed energie nella direzione opportuna  (questo è quello che i cinesi intendono veramente quando si parla di kung fu), vanno poi “elaborate e rafforzate” in modo tale da essere accessibili anche in stati emotivi “alterati” . (invece che imbottirsi di stronzate mistiche sulla NEGATIVITA’ DELLA RABBIA o simili)

La cosa da evitare come la peste bubbonica

…è il “legittimarsi per amore” (in realtà a causa di una distorsione cognitiva!) che qualcuno DEBBA LIMITARSI nelle proprie azioni, PER EVITARCI UN MALESSERE CHE CI CREIAMO DA SOLI!!!

Preoccuparsi si rivela infatti, spesso un EFFICACE MEZZO PER ESERCITARE IL CONTROLLO SUGLI ALTRI…

Sfruttando un ricatto emotivo che s’innesca in tutti coloro “che sono suscettibili ad esempio alla COMPASSIONE”…

Quando una persona “non riesce a decifrare correttamente” ciò che realmente accade nella propria testa quando ci si “PREOCCUPA”, è suscettibile alla compassione,  ed è “connessa attraverso un legame affettivo”, il quadretto è al completo e le conseguenze NEFASTE garantite!

Esiste la possibilità di esercitare un tipo di “influenza” su chi si ama, senza scadere in ricatti psicoemotivi (generalmente ONESTI e inconsapevoli) ma assolutamente DEVASTANTI in termini di “qualità del rapporto” (e di conseguenza per chi ne fa parte: SE STESSI e GLI ALTRI).

E’ SICURAMENTE UTILE imparare almeno i rudimenti sulla “gestione dei propri stati emotivi” (se non ti arriva direttamente qualcosa in termini di fisiologia, linguaggio interno e FOCUS mentale, evita di raccontarti puttanate!!!! …LA VERITA’ è che non hai la MINIMA IDEA di cosa si tratta veramente… figurati se sei veramente in grado di servirtene!!! O ancor peggio: INSEGNARLO AD ALTRI!!)

Concludendo…

Come puoi capire, ma abbiamo appena scalfito la “superficie del problema”, il vasto e articolato mondo dei “REALI PROCESSI” che si celano sotto a BANALI PAROLE MESSE INSIEME SENZA CAPIRNE NULLA quando si parla di PREOCCUPAZIONI,  e prese come una sorta di lingotto d’oro di provenienza DIVINA, andrebbero quantomeno indagate con un po’ piu’ di umilta’ e volontà di andarne a fondo.

E’ in realtà “quello che hai appena fatto” portando a termine la lettura fino a questo punto”.

Se hai realmente capito, e ritieni che sia qualcosa di sufficientemente importante su cui lavorare, NON FERMARTI!!!!

Hai appena compiuto META’ di un primo “nuovo passo” verso il miglioramento sulla via della crescita personale…

Porta con te “gli spunti” che hai potuto cogliere, approfondiscili “staccando anche il secondo piede e completando il passo” (se vuoi puoi utilizzare anche il form dei commenti che trovi a piè articolo) e cerca di “allenarti OGNI GIORNO” cogliendo le innumerevoli opportunità che la “vita sociale” mette costantemente a disposizione.

Al di la di “valerne sempre la pena”, scoprirai che talvolta, un piccolo prezzo da pagare, porta grandi risultati per se stessi, e cosa più importante, sono moltiplicabili per ogni persona con cui tale capacità entra in contatto…

 

Buon lavoro! 😉

 

Sergio Simoncelli Insegnante Gong Fu

                      -Zaijian-

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10 risposte a PREOCCUPAZIONE … come indebitarsi psicoemotivamente con le proprie mani, ed arrivare a pretendere “dagli altri” la sanatoria del proprio conto corrente emotivo…

  1. Avatar michele scrive:

    Ciao Sergio, non mi è chiaro un passaggio di questo articolo.
    Riposto i paragrafi in questione copiando e incollando:
    “…
    La cosa da evitare come la peste bubbonica…
    …è il “legittimarsi per amore” (in realtà a causa di una distorsione cognitiva!) che qualcuno DEBBA LIMITARSI nelle proprie azioni, PER EVITARCI UN MALESSERE CHE CI CREIAMO DA SOLI!!!

    Preoccuparsi si rivela infatti, spesso un EFFICACE MEZZO PER ESERCITARE IL CONTROLLO SUGLI ALTRI…

    Sfruttando un ricatto emotivo che s’innesca in tutti coloro “che sono suscettibili ad esempio alla COMPASSIONE”…

    Quando una persona “non riesce a decifrare correttamente” ciò che realmente accade nella propria testa quando ci si “PREOCCUPA”, è suscettibile alla compassione, ed è “connessa attraverso un legame affettivo”, il quadretto è al completo e le conseguenze NEFASTE garantite!
    ….”

    Non riesco a capire chi è soggetto alla compassione.
    Mi spiego meglio: chi viene limitato da chi si preoccupa, lo fa (limitarsi) per compassione dello “stato emotivo” di chi si è preoccupato, o chi si preoccupa, lo fa per compassione?

    • Artista Marziale Artista Marziale scrive:

      Ciao Michele, sinceramente temo di non aver ben compreso la tua domanda…

      …penso che l’equivoco stia nella “modalità di lettura che hai utilizzato”…

      Mi spiego meglio: I 3 blocchi che hai riportato, sono rispettivamente di prefazione (primi 2) e di conclusione l’ultimo.

      In questo terzo e ultimo passaggio, viene in sostanza riassunto “la condizione”:

      1) NON riuscire a decifrare correttamente ciò che accade nella testa quando ci si preoccupa;
      2) ESSERE suscettibili alla COMPASSIONE;
      3) CONNESSIONE attraverso un LEGAME AFFETTIVO.

      Queste 3 condizioni, quando si presentano, creano “il teatrino problematico”.

      Il soggetto, è CHIUNQUE sia affine al teatrino (ovvero che risenta di tutte e 3 le condizioni).

      In quanto al RUOLO degli attori, è irrilevante…!

      Nel senso che può variare a livello “personale” in funzione del contesto e della situazione…

      In altre parole, CHI SIA IL SOGGETTO ALLA COMPASSIONE non ha senso… LO SONO TUTTI GLI ATTORI PROTAGONISTI!

      Solo che qualcuno “sfrutta”, e qualcuno SUBISCE!

      • Avatar michele scrive:

        Ciao Sergio, grazie del chiarimento! Ti confermo che avevo sbagliato la modalità! Ora mi torna tutto…
        Detto ciò, la vera domanda era un altra
        Mi è chiaro cos’è una preoccupazione e il processo che si cela dietro alla sua formazione.
        Ora..facendo riferimento alla mia esperia personale, mi rendo conto che sarebbe “comodo” conoscere qualche “trucchetto” per gestire l’emotività durante “il viaggio nel futuro”.
        Mi spiego meglio…
        Alle volte, spesso a posteriori, mi rendo conto che il carico emotivo “negativo” della situazione mi ha impedito di essere “lucido quanto basta” per reagire al meglio allo scenario catastrofico che mi sono immaginato col “viaggio nel fututo”. Un pó come se, preso dall’ansia e affanno della situazione, la mia capacità di ragionare sul come evitare lo scenario peggiore immaginato venisse meno.

      • Artista Marziale Artista Marziale scrive:

        Di nulla… 😉

        In merito alla domanda che hai posto, ti direi che il “trucchetto” è EVITARE i viaggi nel futuro “in versione negativa”…

        O meglio…

        In alcuni contesti (ad esempio la pianificazione preventiva con simulazione dei problemi di realizzazione di un progetto) il viaggio nel futuro è INDISPENSABILE per non ritrovarsi a dover affrontare problemi imprevisti, che a loro volta genererebbero altri problemi (slittamenti delle tempistiche, o dover RIFARE un lavoro!!)

        Per quanto riguarda l’emotività… ciò che scrivi è normale!

        Trucchetti pratici legati al controllo degli stati emotivi, gravitano attorno a 3 aspetti:

        1) Linguaggio interno

        2) Focus mentale

        3) Fisiologia

        Un esempio sul linguaggio…: se ti rileggi, quando parli di “scenario CATASTROFICO”… SECONDO TE che effetto emotivo produce questa parola?!?!?!

        Sicuro che non se ne possano usare delle altre “più moderate” ed in linea con il concetto che vuoi esprimere?!?! 😉

        E’ naturale che ansia e affanno prendano il sopravvento!! …se “ti parli in questo modo”!

        Ricordati che “aldilà dell’intenzione con cui USI le parole, ciò che influenza veramente è L’EFFETTO delle IMMAGINI prodotte da quelle parole! 😉

        Per quanto riguarda il FOCUS: “sei sicuro” che usare un frame mentale che si concentra sulla versione “catastrofica”, sia l’unica via da offrire alla tua mente?!?

        Fisiologia: la postura e l’atteggiamento fisico, è stato dimostrato che concorrono pesantemente sugli stati emotivi…

        Per capirci meglio:

        Immagina “di aver vinto 100 milioni di € a qualche lotteria”…

        Ti ci vedi tutto gobbo, ricurvo in avanti e con tono triste annunciare la tua vincita?!?!? 😉

  2. Avatar Angela scrive:

    Ciao Sergio
    E grazie per la tua pronta risposta.
    Il concetto del “ricatto emotivo “ che forse ho frainteso l’ho trovato nella tua frase :

    “Preoccuparsi si rivela infatti, spesso un EFFICACE MEZZO PER ESERCITARE IL CONTROLLO SUGLI ALTRI…
    Sfruttando un ricatto emotivo che s’innesca in tutti coloro “che sono suscettibili ad esempio alla COMPASSIONE”…”

    Forse non ho capito cosa intendevi dire, io l’ho inteso come un “preoccuparsi per qualcuno fa si che la persona oggetto della preoccupazione si senta quasi in debito perché l’altra si preoccupa per lui…”
    Per questo motivo ho precisato che per quanto mi riguarda personalmente, la mia preoccupazione verso un altro è assolutamente staccata dalla necessità che questa si senta in debito con me.

    L’ultima parte riguarda il paragrafo che inizia con “…l essere consapevoli del prezzo da pagare ecc …” non ho ben capito cosa intendevi dire . La mia interpretazione è stata infatti relativa al : COME ci preoccupiamo realmente di una cosa.. solo a parole, o siamo davvero disposti a fare realmente qualcosa ?

    • Artista Marziale Artista Marziale scrive:

      Ciao Angela. Grazie a te per lo scambio…

      Allora, ti preciso (riguardo alla prima parte del tuo intervento) che la dinamica è esattamente quella che hai riportato dall’articolo.

      Tuttavia, non significa che “ogni persona che si preoccupa” lo faccia SEMPRE per esercitare un controllo!

      Mi spiego meglio…

      Se io sono figlio (riprendendo l’esempio della moto) e quando prendo su la mia moto “a mia madre sale l’ansia” per le sue preoccupazioni, io molto semplicemente “cerco (la prima volta) di farla ragionare”, e poi faccio quello che voglio!

      Mia madre “manda giù” e se ne fa una ragione…

      Smetterà MAI di preoccuparsi???

      Credo di no! In quanto madre, un po’ di apprensione legittima ce l’avrà sempre!

      Tuttavia, imparando a “gestire il suo stato emotivo”, SICURAMENTE quella sensazione angosciosa potrebbe ridursi a qualcosa di molto meno problematico da accettare…

      Nell’esempio del ricatto, al mio ritorno a casa, “dovrei” entrare in contatto con MUSI LUNGHI, PIAGNISTEI o cose simili!

      Qualcuno lo fa per “racattare attenzioni” dagli animi compassionevoli, qualcun altro invece innesca una VERA E PROPRIA BATTAGLIA, che in “figli o persone più sensibili alla compassione”, generebbero una probabile RINUNCIA “PER NON FAR STARE COSI’ MALE LA MAMMA”!

      In tal caso, la dinamica che emerge diviene testimonianza di un “potente mezzo per controllare il figlio o le altre persone” (DECIDERE “PER LUI” COSA PUO’ O NON PUO’ FARE, attraverso il RICATTO DELLA SUA SOFFERENZA che fa leva sulla compassione altrui.)

      Sono riuscito a spiegarmi completamente? ^_^

      Riguardo la seconda parte… la tua interpretazione è marginale (rispetto al concetto che avevo espresso) ma ci poniamo subito rimedio:

      Il fatto di “agire solo a parole o anche nei fatti”, è qualcosa che più che altro ha a che vedere con “la coerenza” di un individuo.

      Quando parlo di “prezzo da pagare”, intendo qualcosa che va oltre questa coerenza [che dovrebbe essere IL MINIMO SINDACABILE DI UNA PERSONA DI SOSTANZA!] (chi non fa i fatti, da alle proprie parole la consistenza dell’ARIA FRITTA, e con poco olio!!!)

      Prendi in esame 2 persone invece che “passano ai fatti” (il mio discorso era riferito a questi, gli altri non meritano considerazione SE PARLIAMO DI RISULTATI REALI):

      – UNO è “semplicemente coraggioso” (o incosciente)
      – L’ALTRO è perfettamente consapevole del fatto che le proprie azioni “AVRANNO DELLE CONSEGUENZE su di se e sugli altri, e per produrre il risultato voluto, COMPORTERANNO UN CERTO IMPEGNO IN TEMPO ED ENERGIE”!

      Secondo te, agiranno nello stesso modo e con lo stesso grado di “EFFICIENZA”? 😉

      Premesso questo, ora riportiamo il discorso in tema “preoccupazione”…

      Quando una persona “si preoccupa” (to worry) si causa da sola degli stati emotivi problematici…

      Se in calce a “questo modo di agire” viene aggiunta “la pretesa che qualcun altro” abbia l’onere di SEDARLI, significa che “non solo sta causando malessere a se stessa e agli altri, ma PRETENDE ANCHE CHE IL “PREZZO CHE COMPORTA TALE SCELTA” SIA PARADOSSALMENTE PAGATO DAGLI ALTRI!!!

      Ti porto un esempio che mi è accaduto qualche anno fa…

      Ero a casa di un mio caro amico che abita sul lago… io e una ragazza che frequentavo allora, lui e la sua compagna, eravamo appena rientrati da un bel giro in moto…

      Una volta a casa, abbiamo fatto il bagno in piscina e poi siamo saliti in cucina per un aperitivo.

      Loro andavano di “prosecco”, io (al solito) gingerino.

      Ci trovavamo sul terrazzo “lato tramonto” ed io mi ero seduto sull’angolo della ringhiera CON LE GAMBE RIVOLTE ALL’INTERNO.

      Come il prosecco “è entrato in circolo”, e con esso se ne sono andati un po’ di freni inibitori “razionali”, la ragazza che frequentavo ha cacciato un mezzo urlo e mi ha tirato bruscamente giù dalla ringhiera!!!

      Resomi conto che non si trattava di uno scherzo, le ho fatto notare “la sua reazione smodata” (che tra l’altro, magari inciampando, poteva pure epilogare in un problema ben più serio!!!)… alchè mi parte con una pippa sconfinata sul fatto che “lei SI PREOCCUPA PER ME”, che fa l’infermiera, e che “secondo lei” stavo rischiando troppo inutilmente!! (BUFFO, dopo essere appena rientrati in moto ed aver superato tranquillamente i 250km/h!!!)

      La invito a calmarsi, le dico che “la capisco”, tuttavia “SE LEI SI PREOCCUPA il problema è suo, e che io UNA MAMMA GIA’ CE L’AVEVO”!!!

      Così mi sono riseduto sulla ringhiera, e ho finito il mio gingerino!

      Non l’avessi mai fatto!!!!!

      Ha attaccato che ho proprio un carattere di merda… (a cui ho risposto che l’unica cosa di merda su quel terrazzo è stata la sua “reazione prepotente ed esagerata”!)

      E’ esplosa a piangere e ha tirato un muso come Gozzilla per ore…

      E’ stata l’ULTIMA VOLTA che siamo usciti insieme… (PER IL MIO, ed il SUO BENE!)

      Il sunto del racconto è: LEI SI PREOCCUPA IN MODO ESAGERATO, e invece di prendere atto “del problemino che la affligge” e FARSI CARICO DI RISOLVERLO, vive ESERCITANDO PREPOTENZE SU CHI “FUNGE DA COMPARSA” NEL COPIONE DEL SUO FILM MENTALE DRAMMATICO, e “tenta di obbligarlo a FARSENE CARICO”!!!!

      PER EVITARSI SOFFERENZE, cerca in altre parole di “controllare LA VITA DEGLI ALTRI”, invece che PRENDERE IN MANO LA SUA E “CORREGGERNE LA GUIDA”!!!

      E’ più chiaro ora? 😉

  3. Avatar Alessandro Bovi scrive:

    Ciao Sergio, grazie per l’articolo molto interessante.
    Mi sono spesso trovato a sperimentare la “preoccupazione” in ambito di economia domestica come un tipo di pianificazione che, appesantendo le prospettive negative, mi potesse portare a conseguire il risultato desiderato con una percepita ragionevole certezza. Lo stesso modo di preoccuparmi lo utilizzavo nei rapporti personali, convinto di agire e reagire utilizzando parametri “razionali ed oggettivi” (!?!). Le esperienze vissute mi hanno portato a calibrare qua e là alcuni comportamenti, ma erano correzioni “in corso d’opera”, che andavano a scalfire solo marginalmente la mia “struttura di base”. Solo in seguito a grandi chiacchierate e al confronto con amici e persone che ragionavano in modo diverso dal mio ho capito che quella che chiamavo “struttura” era in realtà un filtro con il quale osservavo la realtà. Che sorpresa poi intendere che il filtro si poteva sostituire o “neutralizzare” (nel senso di rendere neutro). In quanto però a “staccare il secondo piede e completare il passo” del cambiamento è un altro paio di maniche, e mi trovo spesso a cozzare con notevoli resistenze e abitudini che talvolta percepisco come quasi inossidabili…

    • Artista Marziale Artista Marziale scrive:

      Ciao Ale… WOW! Che condensato di concetti “profondi”… Razionalmente ti confesso che “godo” quando leggo cose simili…

      Visto che non scorgo vere e proprie domande, vorrei fartene qualcuna io… oltre ad un paio di considerazioni (secondo me) degne di nota in quello che hai scritto… 😉

      Economia domestica… Nella parte dell’articolo in cui ho accennato ad una “funzionalità sensata ed utile”, alludevo a contesti come questo: è buona abitudine infatti, in veste di “valutazione economica”, operare una “pianificazione accurata in tal senso” durante la fase progettuale.

      Se ottenere un risultato/raggiungere un obbiettivo si traduce in EFFICACIA, lavorare “con le preoccupazioni” in fase progettuale può rivelarsi un’ottima strategia in merito all’EFFICIENZA! (Soprattutto per EVITARE SPRECHI e DISPERSIONI…)

      (TUTTAVIA RIFLETTI SU QUALE SIA “IL TUO VERO OBBIETTIVO TIPO”…!!! Viaggi VERSO l’ottenere qualcosa?… o l’EVITARE qualcosa? 😉 …ps.leggi l’articolo precedente!)

      Qualcosa, per certi versi, di assimilabile al “kaizen giapponese”… in maniere ipersemplificata: “EVITO TUTTI GLI SPRECHI EVITABILI per creare un vantaggio nel bilancio COSTI – RICAVI”…

      Poi esiste (in realtà generalmente la più proficua) la via dell’INCREMENTO DEI RICAVI…

      “Contenere gli sprechi” è un’ottima strategia, ma lo è ben di più quando lavora con “l’incremento dei ricavi”!

      L’EFFICIENZA nella sua ottava più alta… il VERO KUNG FU… 😉

      Sai, la prima domanda che mi esce leggendoti: “SEI VERAMENTE SICURO” che lavorare “solo di preoccupazioni” può arrivare a portati ad una “ragionevole certezza”???? 😉

      Con un buon livello di consapevolezza hai parlato di “percezione”… ergo ti rendi perfettamente conto dell’equazione in campo…

      Ma sei sicuro che “le preoccupazioni” siano il MEZZO REALE per recuperare “sensazioni di certezza”??

      …o forse sono il “sintomo” (e magari anche “causa” se si tratta di ABITUDINE!!) che emerge da una “sensazione di insicurezza”? 😉

      Nel contesto “rapporti personali”… se è un frame mentale consolidato per “compensare alcune sensazioni”, SICURAMENTE LO PROIETTI anche e soprattutto nel rapporto con gli altri… 😉

      I parametri sono razionali ed oggettivi (a livello “percezione”), ma lo possono essere sul piano reale? 😉

      Le esperienze vissute mi hanno portato a calibrare qua e là alcuni comportamenti, ma erano correzioni “in corso d’opera”, che andavano a scalfire solo marginalmente la mia “struttura di base”. Solo in seguito a grandi chiacchierate e al confronto con amici e persone che ragionavano in modo diverso dal mio ho capito che quella che chiamavo “struttura” era in realtà un filtro con il quale osservavo la realtà

      Questo passaggio trovo che sia particolarmente significativo e degno di nota…

      Denota infatti una certa umiltà e capacità di adattamento… ma qual’è il reale scopo??

      UN CAMBIAMENTO REALE (leggiti l’articolo precedente a questo) o un puro “adattamento fine al non DOVER CAMBIARE”? 😉

      La risposta, che ti sei già dato da solo, è proprio in quello “staccare il secondo piede”…

      Capire, permette di fare il “mezzo passo iniziale”…

      Per completare il passo, è necessario “tradurre in fatti” ciò che si è compreso…

      Ma realizzare il cambiamento corrisponde “al ripetere i primi due passaggi” fintantochè il nuovo risultato sarà diventato automatico…

      RIPETERE TUTTO IL PROCESSO fino a trasformarlo in nuova ABILITA’! (Kung fu con le 3 FASI su cui ci si allena a lezione?) 😉

      In merito alle resistenze e “abitudini” che percepisci come inossidabili… beh, già questa forma di “pensiero” RAFFORZA la loro inossidabilità e capacità di generare resistenza!

      IL LINGUAGGIO è uno dei principali “mezzi che si possono avere a disposizione” per affrontare “gli adattamenti della vita”…

      E “rabbrividisco” ogni volta che, desolato, mi tocca di imbattermi in VERI E PROPRI DROGATI delle “belle parole”, convinti che rappresentino “IL SEGRETO” di una buona vita… 🙁

      E che dire di pigrizia e paraculismo (intelligenza impiegata nel NON fare invece che per fare…), BENZINA che alimenta quel “motore di inefficienza”…

      Mi riportano alla mente, metaforicamente, il “freno motore” che usavano gli autobus (che ci riportavano da bambini a casa da scuola) per “risparmiare freni”…

      Qualcosa che inserito correttamente nel contesto adatto, si rivela sicuramente di GRANDE VANTAGGIO…

      Ma se non viene inserito correttamente, o se il contesto è de facto inadatto???????????

      Ti lascio con questa domanda, con l’augurio che ti possa stimolare una riflessione importante…

      Ps. se un risultato fosse ottenibile con 100 passi da A a B, e tu facessi 100 tentativi in direzioni diverse… DOVE E COME TI TROVERESTI RISPETTO A CHI FA GLI STESSI TENTATIVI “TUTTI VERSO LA STESSA DIREZIONE” (B)??????? 😉

      Occhio Ale, perchè alla fine del film, rischi di fare la stessa “quantità di passi” (o addirittura “di più”!!!) che servirebbero per ottenere i risultati VERI, e ti ritroveresti con la saccoccia PIENA DEGLI SPRECHI CHE PARADOSSALMENTE VORRESTI EVITARTI… alimentando così demotivazione e alimentando la pigrizia (percepita come risolutiva) in vero e proprio circolo vizioso pieno di SABBIE MOBILI…

      😉

  4. Avatar Angela scrive:

    Ciao Sergio ,

    Appena ho letto il tuo articolo mi è subito balzata all’occhio la prima frase, ovvero quante volte ci sentiamo oppressi dalle preoccupazioni degli altri nei nostri confronti…perché ? Perché in realtà io vivo il problema inverso, “nessuno” che si preoccupa particolarmente per me ed io invece che mi preoccupo moltissimo per gli altri .
    Spero di utilizzare il termine corretto se ti dico che la maggior parte delle mie “preoccupazioni” deriva da una forte empatia (non compassione) che provo nei confronti delle altre persone.
    Sono d’accordo quando dici che molte preoccupazioni nascono da un’idea che ci facciamo del “futuro” ma credo anche che se queste idee ce le facciamo sia perché per esempio:
    1)conosciamo molto bene l’altra persona
    2)ci siamo già trovati in una situazione simile
    3)dentro di noi abbiamo quel famoso “sesto senso”.

    Penso che il “preoccuparsi per una persona”non sia necessariamente connesso al fatto di dire: “io mi preoccupo per te quindi in cambio mi vorrai più bene …” in parole spiccie, come hai (credo e correggimi se sbaglio) fatto intendere parlando di “ricatto emotivo” … o meglio, accade anche questo ma nel mio caso, il “preoccuparmi” realmente di chi incontro ogni giorno è indipendente da ciò che ne traggo..

    Quando parli poi di AZIONE reale che ne consegue cosa intendi? Preoccuparsi di qualcosa ma poi cercare di affrontare sul serio quella determinata situazione per cui ci preoccupiamo?

    • Artista Marziale Artista Marziale scrive:

      Ciao Angela… intanto grazie per il commento… procedo con ordine: “nessuno” si preoccupa per me… NE SEI CERTA?!?! Sei veramente sicura che QUALSIASI PERSONA CHE TI CIRCONDA e che ti vuole bene NON SI PREOCCUPI PER TE?

      Ovviamente la risposta non puo’ essere “si”… forse quello che intendi dire è che “ti piacerebbe essere ricambiata” allo stesso modo con cui “vuoi bene” tu…

      Cosa comprensibile, ma che rischia di farti percepire (erroneamente) di non essere abbastanza amata, o quantomeno NON NEL MODO CHE TU RITIENI ADATTO A TE.

      Ora, ognuno di noi “ama” a modo suo… c’è chi è piu’ franco, chi è più riservato, chi estroverso, chi introverso, chi aggressivo, chi delicato, chi melanconico, chi romantico, chi empatico, chi più razionale e via discorrendo…

      Lasciar frullare per la testa presupposti errati come quello che il “nostro modo di amare” si l’unico autentico o “di valore”, ci espone al rischio, come dicevo, di farci sentire “non amati, o non abbastanza, o non nel modo che vorremmo”!

      Trovo che tu abbia usato il termine “corretto per eccellenza” usando la parola empatico… (è una caratteristica dei TERRA 2!!! 😉 ), e conoscendoti non mi risulta difficile crederlo.

      Quando mi elenchi i 3 “perchè”, ci azzecchi in ogni caso… tuttavia posso aggiungere che quelli sono solo “una parte” dei possibili perchè si possono incontrare.

      Ciò che forse ti sfugge è che comunque si tratta di “percezioni INTERNE” (indipendentemente dal fatto che possano essere veritiere o meno e trovare “un SOTTOperchè esterno!)

      Mi spiego meglio…

      Prendiamo il caso 1) “conosciamo molto bene l’altra persona”… se è veramente così, significa che “le probabilità che succeda QUEL FUTURO NEGATIVO” è molto alta… la domanda che mi verrebbe da fare in tal caso è : “PERCHE’ RIMANI VICINO A QUESTA PERSONA”? (senza contesto di riferimento non posso andar molto oltre…)

      Rimane tuttavia il fatto che la preoccupazione, NASCE DENTRO!!!

      E’ chi la prova che proietta il futuro “attendibile schifoso” nella sua mente!!!

      E’ DENTRO, nei ricordi, che la mente “pesca dal passato” e proietta nel futuro…

      Questo innesca la percezione di SAPERE CHE E’ COSI’ e per qualche ragione se lo fa andar bene…

      Se il contesto fosse ad esempio quello tra mia madre “che ha paura delle moto” e me “che ne guido una da 200cv”, non è che ci possa fare molto!

      Per quanto comprenda da dove arrivi la preoccupazione di mia madre (morti nelle esperienze passate e ZERO ESPERIENZE PIACEVOLI ASSOCIATE ALLE MOTO!), NON SCEGLIERO’ MAI “DI RINUNCIARE A VIVERE LA MIA VITA” per risparmiarLe quel tipo di malessere!!!

      Per certi versi, sarebbe come “caricarle le spalle” del peso di un RIMORSO per avermi spinto a procurarmi un RIMPIANTO!!!

      NON VA BENE PER NESSUNO che sia “onesto e sincero con se stesso”.

      Lei però, può scegliere di “adottare una forma di pensiero DIVERSA”… quella che a suo tempo le suggerii, fu ad esempio di “immaginarmi felice mentre mi godo il mio giro in moto”… Ovviamente senza “farmi fare un incidente in cui perdevo la testa contro il guardrail” nel suo “film personale”!!!

      Capisci?

      Ciò che genera la preoccupazione NON SONO GLI EVENTI, ma come vengono rappresentati nella nostra mente.

      Per cui, indipendentemente da quanto conosciamo l’altra persona, direi che è più una questione di “chiedersi se veramente quella persona vada bene per noi”… o quantomeno, prima di essere drastici, provare a “pensar bene”… SE NON RIUSCIAMO A TROVARE MOTIVO PER FARLO, FORSE E’ IL CASO DI TENERE QUELLA PERSONA A DEBITA DISTANZA o fare una maggiore chiarezza sulla reale natura dei propri sentimenti… Non trovi? 😉

      Caso 2) di siamo già trovati in una situazione simile… questo punto, più che mettere in discussione quello che hai letto nell’articolo, in realtà lo conferma completamente!

      Essendosi già trovati in situazioni simili, la nostra mente fa “dell’esperienza passata” il riferimento per il nostro futuro…

      Se ad esempio “ho fatto il bagno in un fiume, la corrente mi ha spaventato e ho rischiato di annegare”, la mia mente nel tentativo di “preservarmi dal pericolo”, attuerà ogni escamotage possibile ed immaginabile per “evitarmi sensatamente di riprovarci”, e lo farà attraverso “pensieri, emozioni e sensazioni CONGRUENTI A QUEL TIPO DI ESITO”!!!

      Questo però, è un meccanismo mentale “che in realtà viene generato e rafforzato dalla PAURA”.

      Ogni trauma emotivo, crea questo tipo di effetto… E chi è “emotivamente sensibile” (TERRA 2!) può essere ferito molto più facilmente di altri!

      A queste persone, suggerirei di “allenare il CORAGGIO”, non smettere di mettersi in gioco, e poter così arrivare a scoprire che OGNI PAURA con il CORAGGIO puo’ essere affrontata, e che ogni ESPERIENZA SCHIFOSA PASSATA puo’ essere “sovrascritta” da esperienze analoghe MA con un esito MIGLIORE!

      ECCO PERCHE’ E’ FONDAMENTALE “DARSI LA POSSIBILITA’ DI RIPETERE LE ESPERIENZE”!!!

      Ovviamente, se ti stai riferendo ad altri, la cosa si complica per i motivi che ho scritto nell’articolo: IL CONTROLLO lo abbiamo solo su noi stessi, sugli altri abbiamo un range di “influenza” che dipende da quanto ci viene concesso, o addirittura nullo!

      Ma il controllo su noi stessi CE L’ABBIAMO SEMPRE E COMUNQUE!

      Pensando in modo “non inadatto a sfruttarlo”, non ne avremo semplicemente accesso… e ci “sembrerà di non averne”.

      3) caso: Dentro di noi abbiamo quel famoso sesto senso… NI… talvolta è pura “acutezza mentale”, altre volte è solo una “para”!

      Non mi sono mai imbattuto in qualcosa al di “fuori dagli schemi a tal punto da non poterlo collocare in qualche fenomeno razionalmente comprensibile”!

      Le potenzialità della mente sono ancora sconosciute al 90%…

      Avrai sentito dire che Einstein arrivava ad utilizzare il 7% delle sue facoltà mentali…

      Un individuo medio, dall’andazzo che vedo, se raggiunge il 2% potrebbe aprire lo Champagne e sbocciare per festeggiare l’evento!

      Comunque, ho capito cosa intendi… una sorta di “gioco di squadra” tra una forte sensibilità ed una mente perspicace… Giusto? 😉

      Riguardo la penultima parte del tuo messaggio, non è esattamente quello che intendevo…

      Quel “io mi preoccupo per te quindi in cambio mi vorrai più bene” non è quello che ho scritto.

      Penso tu abbia letto male, ma se è così per favore “copia incolla il punto esatto dell’articolo” così vado a rileggere meglio…

      Il concetto che traspare da una frase del genere, non è un ricatto… ma un’aspettativa… ed un marginale (e non necessariamente malsano) opportunismo…

      “FACCIO QUESTO, PER OTTENERE QUELLO”… comprendi?

      Il ricatto emotivo necessita di un processo diverso: “SE FAI QUESTO, MI FAI SOFFRIRE”.

      Una persona empatica “sente immediatamente questa sofferenza”, ergo si trova costretta a decidere se FARE CIO’ CHE VORREBBE e sentirsi in colpa per le conseguenze su chi le vuole bene; se farlo di nascosto per evitare queste conseguenze minando la fiducia nel rapporto “nascondendo la verità”; o frustrarsi rinunciando a cio’ che vorrebbe pur di non far soffrire chi le vuole bene.

      Comprendi?

      Da quanto riesco a scorgere “del tuo caso”, semplicemente vuoi bene “di pancia”; ma la questione della preoccupazione, è il tipo di contributo “che inneschi mentalmente” e non DEVE PER FORZA ESSERE ASSOCIATO ALL’AMORE!

      Puoi benissimo AMARE senza preoccuparti… semplicemente ESPRIMENDO IL TUO AMORE “PRENDENDOTI CURA” e potendo usufruire della via empatica… Che, ti regalo una dritta, PUO’ ESSERE AUTENTICA SOLO A CONDIZIONE DI “ESSERE NEL PRESENTE”, E TROVANDOSI CONNESSI “EMOTIVAMENTE”… indipendentemente da CORPO E TESTA.

      L’empatia ricordati che rappresenta la “connessione emotiva tra la madre ed il bambino appena nato”, che surroga il “cordone ombelicale” ormai reciso che permetteva alla madre di “provare” le sensazioni ed emozioni del figlio “come se fossero una cosa sola”.

      Riguardo l’ultimo passaggio del tuo intervento… non ho capito a cosa ti riferisca!

      Mi indicheresti gentilmente in che punto dell’articolo hai letto quella frase? Perchè non sono riuscito a trovarla… (così poi ti rispondo)

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