CHI DOMANDA… COMANDA!

In quasi trent’anni di studi appassionati sulla comunicazione, una delle massime che mi sono rimaste più impresse è sicuramente:

“Chi domanda, comanda!”

Se anche a te piace molto conversare/discutere, ti renderai perfettamente conto che, a volte, ci s’imbatte in veri e propri professionisti del litigio

…e per quanto tu ti possa ingegnare con infiniti tentativi di evitare un conflitto, ti ci ritrovi invischiato fino al collo!!!

Epilogando con un nulla di fatto in mano, un bonus garantito per la gastrite, ed una probabile ipoteca per un “resto di giornata di merda”… 😉

 

Se ti interessa capirci qualcosa in più e acquisire qualche strumento aggiuntivo utile ad affrontare con maggiore consapevolezza ed efficacia una discussione, mettiti comodo e leggi con cura cosa sto per dirti!

 

L’essere umano è un animale sociale…

…e come tale non puo’ vivere SENZA COMUNICARE!

Per cui, fermo restando la lapalissiana afflizione da logorrea incontenibile di qualche elemento, nella media, è molto usuale ritrovarsi in conversazioni… e di conseguenza, alcune di esse possono mutare velocemente in discussione, e talvolta evolvere in veri e propri litigi.

Le dinamiche in atto durante le interazioni comunicative umane, sono estremamente varie e coinvolgono molte più variabili di quanto tu possa superficialmente intuire.

Se ci rifletti, l’estrema eterogeneità delle società umane e la secolare evoluzione del linguaggio, hanno prodotto un’equazione che, pur non essendo così difficile da decifrare, è di sicuro incredibilmente articolata.

Specie in una cultura dal passato variopinto come quella nostra. (in oriente, o dove si usano strutture metaforiche per il linguaggio, la comunicazione è meno soggetta a distorsioni linguistiche).

Il linguaggio ASSERTIVO.

Senza estendere troppo l’argomento, ritengo fondamentale la conoscenza dell’assertività non solo come “mezzo estremamente utile” nella comunicazione “nostrana”, ma qualcosa di sempre più indispensabile per non ritrovarsi invischiati in conflitti personali quando si voleva semplicemente intavolare una piacevole conversazione!

Grossolanamente, ma ti invito ad approfondire la questione (in rete trovi un mondo di contenuti), il linguaggio assertivo è quello che permette ad un interlocutore di esprimere e far valere un proprio punto di vista, dimostrando di comprendere e rispettare anche quello degli altri.

Sul piano tecnico, è qualcosa di “piuttosto pesante”, ma che si rivela troppo spesso “irrinunciabile” se si desidera mantenere piacevole un’interazione.

Il FOCUS MENTALE.

Prima di passare alle “dritte vere e proprie”, è molto importante ribadire (o scoprire) qualcosa sul funzionamento della mente umana…

Sul blog trovi parecchio materiale in tal senso, molto deve ancora essere scritto e mi riservo di integrarlo “per argomenti specifici”, mano mano che le domande nei commenti ne manifestino un interesse reale.

Il FOCUS MENTALE è sicuramente una delle attività più importanti che attua la nostra mente.

In uno sconfinato oceano di informazioni che giungono alla nostra materia grigia, la mente ha bisogno di attuare “semplificazioni, generalizzazioni, scremazioni, cancellazioni” per non farci letteralmente impazzire!

Per cui “si concentra” (per varie ragioni che non coinvolgerei in questo articolo) solo su una parte delle informazioni con cui entra in contatto…

Metaforicamente, immagina di giungere ad una festa, di essere attirato dal litigio tra due amici, e di filmare col tuo telefonino l’evento…

Il giorno dopo, pur essendo entrato in contatto con decine di persone ed ore di divertimento, riprendi in mano il telefono e vedi “solamente” il litigio…

Se un tuo amico dovesse “farsi un’idea” dell’esperienza della festa attraverso il tuo telefonino, cosa “percepirebbe”?  😉

Le “domande”, spostano il focus mentale (come se decidessero dove “dove puntare la telecamerina”), ed insieme al “linguaggio interiore” ne determinano l’AREA DI LAVORO (passami il termine)

Le redini dell’interazione.

Se hai compreso il passaggio precedente, dovrebbe squarciarsi il cielo nuvoloso e apparire con chiarezza il motivo per cui “chi fa le domande durante un’interazione,  ne ha in realtà in mano le redini”.

Di che colore è il cielo di oggi?

 Se hai dato uno sguardo fuori, ti renderai perfettamente conto che “la mia domanda” ha spostato il FOCUS della tua mente da ciò che stavi leggendo, al colore del cielo!

Se la cosa avviene di continuo ed “in modo mirato”, l’attenzione della tua mente sarà costantemente PILOTATA dalle domande, e verrà convogliata (o circoscritta) a qualcosa che HA DECISO il tuo interlocutore! (o cumunque: CHI FA LE DOMANDE!)

Questo può tradursi in una “distrazione momentanea” (tipo la mia domanda di poco fa), o in un vincolo a tutto il tempo e le energie che impiegherai nell’interazione!

Le famigerate “DOMANDE CON PRESUPPOSTO”

Quando ad una domanda viene aggiunto un “presupposto”, le conversazioni prendono una piega molto rischiosa.

Esso infatti genera “l’infausto compito” di dover anticipatamente discutere di qualcosa che alberga nella mente di chi pone la domanda, e solo successivamente, eventualmente, di rispondere alla domanda vera e propria!

Questo tipo di quesiti celano in realtà qualcosa di diverso da un reale interesse a scoprire il pensiero altrui!

L’interlocutore a cui viene posta questo tipo di domanda è in realtà già stato “bollato da un pregiudizio”, o l’argomento in oggetto è già stato PREDEFINITO.

Nessuna scoperta quindi “aspetta” chi fa questo tipo di domande… solo la conferma o meno ad un pensiero che sta già occupando la loro mente!

Rispondere a questo tipo di richieste, equivale quindi a “farsi trascinare nel baratro di cio’ su cui è focalizzata la mente di chi chiede”…

Ora, questa particolare modalità, è generalmente un tipo di “struttura linguistica mentale” che viene sviluppata senza neppure rendersene conto.

Spesso ci si imbatte in individui dalle spiccate doti manipolatorie, che hanno semplicemente sviluppato questo approccio attraverso l’educazione, e la utilizzano con scarsa consapevolezza di ciò che accade veramente nella loro mente.

Semplicemente hanno imparato “dei vantaggi che porta loro” nelle discussioni, e vengono, a torto, percepiti (da se stessi o gli altri) come individui dotati di un carattere forte.

In realtà, più che forte, si rivela estremamente FASTIDIOSO!

Ma nel tipico contesto da “braccio di ferro” in cui prendono vita le discussioni, il PRIMO CHE SNERVA L’ALTRO viene visto come il più forte.

Alla lunga, invece, se un tale processo mentale non viene corretto o ripulito, le persone iniziano ad allontanare o evitare le interazioni “aperte” con questi individui…

Che finiscono così sulla via dell’IMPOVERIMENTO o DELL’OSSESSIVITA’ INTELLETTUALE!

Le uniche persone con cui possono interagire senza particolari fastidi, sono infatti SOLO LE PERSONE CHE LA PENSANO COME LORO.

Come affrontarle?

Beh… bella domanda…

Premesso che “ognuno di noi” ha un proprio livello di gradevolezza in quanto al discutere, avrebbe senso indagare almeno IL REALE SCOPO dell’interazione che si è in procinto di affrontare.

Quando si è sottoposti ad una domanda con un presupposto, è buona norma rispondere con un’altra domanda atta a definire e specificare lo scopo dell’interazione.

Nel 90% dei casi, quando ci si trova di fronte a qualcuno “in cerca di conferme” ad esempio, una volta disinnescata la bomba con quest’ultima domanda, si noterà una sorta di più o meno “temporaneo impaccio”, a cui farà seguito verosimilmente una nuova “domanda contenitore”  che rivelerà a ripetizione la medesima richiesta del presupposto evitato prima!

 

Perchè si utilizzano “domande con presupposto”???

Ci sono sommariamente 2 motivi:

  1. insicurezze da colmare 
  2. voglia di rompere i coglioni!

Le persone insicure, di solito vivono il loro stato emotivo di disagio proprio per il tipo di domande che continuano a porre a se stesse e agli altri!

E’ come un gatto che si morde la coda… 

Sono insicuro e faccio domande per recuperare sicurezza, ma faccio domande che alimentano l’insicurezza!

La “ricerca di certezze” è qualcosa che si vorrebbe riempisse la brocca del bisogno di sicurezza umano.

E’ in realtà un modo effimero di porvi rimedio, o che comunque va indagato con lucidità e chiarezza mentale.

Un uccello che basa la propria sicurezza sulla forza del ramo dove poggia, e quello che lo fa sull’efficienza delle proprie ali, praticano uno sport estremamente diverso!

In nuce a questa metafora:

Se chiedo “agli altri” di lavorare su “una mia pippa mentale”, PER DEFINIZIONE, anche trovassero una soluzione al mio quesito, si tratterebbe della forza del ramo… non certo delle proprie ali!

IL CONTESTO

Alcuni contesti, tuttavia, fanno delle “domande con presupposto” un’ottima arma per raggiungere il proprio scopo.

Al punto 2 qui sopra, ho infatti citato la voglia di rompere i coglioni!

Anche il più paziente degli interlocutori, prima o poi si stufa a forza di dover “parlar di aria fritta” o arrancare argomenti rincorrendo le obiezioni.

Ergo, o abbandona la conversazione; con ipocrisia vi galleggia; o sclera e ti manda a quel paese! ( o affanculo… alias: tu tieniti le tue idee, io le mie…)

Tuttavia, quando ad esempio si vuole “testare l’onestà o la sincerità di qualcuno” di cui si è scoperta una scomoda verità, le domande con presupposto non lasciano scampo!

Significativo rimane comunque “ciò che si fa dopo”: bollarlo come bugiardo e “chiudere i rapporti”, o accettare la bugia indagandone le ragioni per rassicurare, non sono certo, ad esempio, lo stesso risvolto!

Come non lo è l’educare un figlio nella fase di sviluppo della creatività (5/8 anni), o metter in chiaro le dinamiche con un partner adulto! 😉

I metamodelli

Hai mai sentito parlare della programmazione neuro linguistica? 

Anche se preferisco la dicitura “condizionamenti neuro associativi”, la PNL rappresenta sicuramente un particolare “strumento” a disposizione di chiunque voglia acquisire competenze ed abilità in ambito comunicativo. 

Indipendentemente dallo scopo, per mia esperienza è fuori discussione l’efficacia di questo strumento, e specificatamente al discorso “domande”, trovano un ampio spazio applicativo in ciò che in questa disciplina viene chiamato “metamodello”.

Grossolanamente, ma ti invito ad approfondire almeno il significato di questa parola, si tratta di “strumenti” che hanno lo scopo di “smantellare la struttura superficiale delle informazioni, per intercettarne quelle più profonde”.

In ambito “domande”, potremmo dire che “obbligano l’interlocutore ad essere più specifico rispetto a ciò che vuole sapere o esprimere”!

Qualcosa di molto utile, per certi versi, alla “chiarezza”.

Cancellazioni, generalizzazioni, distorsioni

Ora che un pizzico di curiosità per la PNL potrebbe essersi presentata, ti invito a riprendere il discorso del “come funziona la mente umana” accennato qualche riga fa quando ho speso qualche parola sul FOCUS.

Tra le “distorsioni percettive” che può attuare la mente umana, troviamo quella delle PRESUPPOSIZIONI!

Le domande con presupposto, quando non espresse “per rompere le scatole”, celano in realtà proprio questo tipo di distorsione percettiva.

Esempio:

Temo che mio figlio diventi un bugiardo come suo padre…

Il presupposto espresso da tale frase, è che IL PADRE SIA UN BUGIARDO in primis, ed in secondo passaggio che lo diventi anche il figlio!

Una domanda metamodello suonerebbe come:

Cosa ti porta a credere che tuo figlio diventi un bugiardo?

 

Il lacerante esempio della tipa che ride al bar.

Se mi conosci personalmente, sai che insegno arti marziali da molti anni.

Negli ultimi venti in cui gestisco la Scuola FENG CHIN, devi sapere che ho espulso dalle lezioni SOLO 2 PERSONE:

Una che “faceva affari SUOI in modo viscido (facendo leva su problemi personali o periodi di down emotivo di alcuni elementi) e sottobanco, approfittando dei contatti reperiti sui gruppi social della scuola” .

Uno che in modo ossessivo asfissiava con “propri presupposti malevoli” gran parte delle questioni e delle personalità che frequentavano il nostro ambiente.

Sulla prima c’è poco da dire…

Sul secondo invece vorrei spendere qualche parola per farti capire una cosa importante.

Il mettere in discussione i concetti trattati, è qualcosa che negli ambienti della mia scuola è non solo “concesso, ma addirittura incentivato”.

Tuttavia, una questione è mettersi in discussione per comprendere un concetto, altro paio di maniche è la necessita’ inconsapevole (ma reiterata nel tempo) di mettere SEMPRE IN DISCUSSIONE TUTTO CIO’ CHE DICONO GLI ALTRI, per nascondere la propria ARROGANZA (incapacità di mettersi in discussione) o la propria PRESUNZIONE.

Nessuno come i “presuntuosi” si inebria di presupposti…

Nessuno come gli “arroganti” li moltiplica e rilancia come prova di UMILTA’ richiesta esclusivamente AGLI ALTRI!

 

Avere a che fare con un PRESUNTUOSO è qualcosa di piuttosto usuale, ed è tipico di tutte quelle CONVERSAZIONI CHE DIVENTANO DISCUSSIONI!

Quando fa capolino anche l’eventuale ARROGANZA, stai sicuro che IL LITIGIO E’ DIETRO L’ANGOLO!

Lasciando andare la premessa, voglio proporti un simpatico e breve racconto che ho trovato particolarmente utile e che potresti usare a tua volta per aiutare a comprendere il concetto anche ad altri.

Immagina di entrare un bar…

Sei uscito di casa in fretta e furia per il mancato suono della sveglia, e sei intimamente convinto che “essere presentabile” sia qualcosa di estremamente importante nella società di oggi.

Arrivi al bar vicino al lavoro per consumare un caffè al volo prima di partire con la giornata, e ti senti piuttosto a disagio nel renderti conto, appena prima di entrare, che sei spettinato, barba incolta che ti fa sentire “non in ordine”, giacca macchiata e per giunta hai messo un calzino di un colore ed uno di un altro.

Entri, e mentre raggiungi il bancone, scorgi una tipa che ti osserva… dopo qualche secondo scambia due parole con la sua amica, ed entrambe, guardandoti, si mettono a ridere.

Cosa penseresti dentro di te?

Molto probabilmente qualcosa del tipo:

Ecco! Beccato in pieno!!! Proprio stamattina che sono un disastro dovevo beccare queste due gnocche che se la ridono prendendomi in giro?!?!?!

Proprio stamattina che sono impresentabile… Queste mi sputtaneranno di certo per i miei calzini!!!!

E finiresti per “confermare ed accentuare” il tuo disagio, imputandone il motivo in cio’ che hai visto!

Ora immagina questa seconda ipotesi:

Sei da sempre persuaso di essere un FIGO… di quelli veri!!!

Qualcuno di irresistibile indipendentemente da come si possa vestire o da quanti soldi possa avere in tasca.

Apri un occhio e, accorgendoti che la sveglia non è suonata, prendi la prima cosa che ti capita, e di fretta corri a lavoro.

Capatina al bar per un caffè al volo, e taaaaaaaaacccc….

La tipa ti guarda, bisbiglia con la sua amica, e si mettono a ridere…

Il tuo ego, già smisurato di suo, si gonfia ancora un po’… tanto che catapultato nella “probabile scopata futura”, finisci per versarti addosso parte del caffè…

Strizzi l’occhiolino e uscendo lasci il tuo biglietto da visita al tavolo delle donzelle!

Dentro di te pensi:

“EVVAIIIIII…. quando uno è un figo c’è poco da fare”!!!!

 

Ora…

…quante probabilità pensi che esistano veramente sul fatto che le due ragazze nel bar siano REALMENTE le protagoniste della sceneggiatura che ti sei fatto nei due casi???

ESATTO!

Più o meno ZERO!

Probabilmente si stavano raccontando qualcosa di divertente, lo sguardo della prima ha incrociato “casualmente il tuo”, e l’amica ha inconsciamente spostato il proprio nella stessa direzione…

IL RESTO SONO TUTTO UNA PIPPA MENTALE!!!

Ci sei?

Questo per ribadirti che “la percezione della realtà” e la realtà stessa, non sono la stessa cosa.

Sulla prima ognuno di noi ha un “potere di rappresentazione” che deriva dal linguaggio interiore e dal focus della propria mente. (ovviamente NON SOLO DA QUESTO, ma sicuramente queste due componenti concorrono pesantemente a delinearla!)

A loro volta, entrambi dipendono “dal tipo di domande che la mente si pone”…

Quelle di cui sei conscio, ma anche tutte quelle che ti sei abituato a porti e che risiedono nello strato subconscio della mente: nel tuo pilota automatico!

Come dentro di te, questo avviene in tutti!

Quando si interagisce, le menti vengono in contatto e ciò che si trova in una puo’ influenzare e venire influenzata da un’altra.

 Davvero vuoi dirmi che ti va di “lasciare il timone della tua percezione” in mano a qualcuno che non conosci e “offrirgli il potere di farlo attraverso le domande in una conversazione”?!?!?   😉

E se lo conosci e NON NE HAI STIMA… 

…perchè lasciare il timone dell’interazione alle sue continue domande?!?

 

Buona riflessione…

 – Zaijian –

Sergio Simoncelli Insegnante Gong Fu

                          Sergio

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