Guida pratica per evitare “banali figure di merda” quando si parla di bias cognitivi, analfabetismo funzionale e affini… gettando “del marrone” sulla propria intelligenza e livello di cultura!

Ti è mai capitato di sentir nominare il fenomeno dell’ormai famigerato analfabetismo funzionale?

Sei sicuro di “aver compreso bene di cosa si tratta”?

Non sei proprio uno scienziato dei sistemi cognitivi ma ti interessa tirarci fuori qualcosa di utile per te e gli altri?

Mettiti comodo e leggiti questo articoletto.

Non ne uscirai certo con una “laurea in scienze della comunicazione”, ma ti prometto che il quadro ti risulterà molto meno nebbioso del solito e ti ritroverai in saccoccia qualche strumento in più per capire di cosa si sta parlando.

 

ANALFABETISMO FUNZIONALE

Prima di tutto, cerchiamo di scalfire la superficie del concetto, ma cercando di evitare di inabissarsi in tutti quei concetti VERI, ma che provocano confusione, sclero o bolle sulla pelle nella stragrande maggioranza dei “non addetti ai lavori”:

Si tratta, grossolanamente, dell’incapacità di comprendere correttamente le informazioni con cui si entra in contatto.

Che si tratti di una chiacchierata, o una lettura, per vari motivi (tra cui un sacco di bias cognitivi) è molto facile cadere in tranelli mentali, che filtrano le informazioni distorcendone il significato che vi attribuiamo.

IN SOSTANZA: il significato con cui “parte” un’informazione, arriva “deformato”  in chi lo riceve.

Più o meno tutti siamo soggetti a questo fenomeno, si tratta di qualcosa che avviene al di fuori del piano razionale, ma su cui, in realtà, possiamo molto di più di quanto si possa pensare.

Esistono “vari livelli” di manifestazione del problema:

…da quello che canna in pieno il significato “del titolo del tema”, a quello che lo comprende perfettamente ma poi si basa su riferimenti errati o attua una procedura sbagliata nei processi di comprensione, a quello che non capisce il titolo, ha riferimenti sbagliati, attua una procedura fallacea, eppure NON RIESCE A STARSENE FERMO e METTERE A TACERE LA PROPRIA MENTE!

Ecco, se non altro, quest’ultimo ha la probabilità (a forza di legnate nei denti) di ridimensionare il suo atteggiamento… 

Tuttavia, sappilo, esistono anche i “campioni del mondo inarrestabili”, che pure in punto di morte “avranno da ridire con l’ALTISSIMO”! 😉

 

Il DUNNING KRUGER EFFECT

Dalle mie parti si dice:

Il saggio non sa niente, l’intelligente sa poco, il musso (SOMARO) sa tutto!

La prima cosa interessante di questo detto popolare, è che si fa riferimento esplicito “al sapere”!!!!!        …e non certo alla capacità di CAPIRE (e di conseguenza di comprendere)!

La “gaussiana” che puoi trovare direttamente su google nella rappresentazione cartesiana del fenomeno, spiega direttamente la dinamica NON LINEARE della percezione che si ha in merito alle proprie competenze e quanto poi lo siano veramente nel mondo reale!

Molto semplicemente:

Quando un individuo ha poche competenze, appena “si informa” un pochino, tende a percepire di “saperne moltissimo”…

Quando inizia realmente ad acquisirne, si rende inevitabilmente conto di “non sapere una cippa”…

E solo in un terzo step inizia realmente a sapere e soprattutto “capire” di ciò che sa!

Tagliando la testa al toro per direttissima e senza mille ragionamenti:

“PRESUNZIONE”!!!!!

Quando si parla di Dunning Kruger Effect si sta semplicemente “parlando in tecnichese” di una persona affetta da PRESUNZIONE!

Ecco perchè, comunque, anche se “uno ne sa parecchio”, è uno “studioso” o un “uomo di scienza”, ne può comunque cadere vittima!

Certo, normalmente, e in merito ad un argomento specifico, è molto più improbabile che chi possiede reali competenze ne sia affetto… tuttavia non è escludibile per altri argomenti!

 

BIAS COGNITIVI

Quando invece si parla di bias cognitivi, si allude ad “errori di valutazione” che prendono forma nella procedura.

Se il D.K.E. falsa “gli eventi”, i B.C. falsano “il processo”.

La mente umana, funziona (semplificando) su 3 strati diversi:

  1. CONSCIO
  2. SUB CONSCIO
  3. INCONSCIO

Il primo è la modalità in cui alberga la “razionalità”…

Nel secondo agiscono “tutti gli automatismi utili a semplificare le procedure”… mentre il terzo è l’area di tutti quei processi automatici NECESSARI ALLA SOPRAVVIVENZA.

Banalmente:

La gestione delle tue pulsazioni cardiache è a carico dell’inconscio;

quella dei pedali dell’auto che guidi normalmente sono controllate dal tuo sub conscio;

e i ragionamenti razionali che fai per risolvere un problema o una qualsiasi azione “completamente volontaria e consapevole” arrivano da quello conscio.

Perchè trovo utilissima questa rappresentazione?

Soprattutto perchè posso rendermi conto del “totale potere di controllo” che posso operare nel primo dei 3…

…del marginale controllo ma “alto potere di influenza” che posso avere sul secondo…

…e del ridottissimo, se non nullo, potere che abbiamo in termini di controllo e influenza sul terzo!

Quando ci si trova a ragionare sull’argomento oggetto di questo articolo, è IL SECONDO STRATO a rappresentare “la sorgente dei problemi”, ed IL PRIMO quello attraverso cui possiamo andare a “modificare”  gli automatismi che operano nel secondo.

FACILE?         Non proprio, tuttavia NON CERTO IMPOSSIBILE!

Due primi e ottimi passi si possono compiere iniziando a studiare “cosa sono e come funzionano le CREDENZE (sensazioni di certezza rispetto qualcosa o qualcuno)”, e prendere coscienza di ciò che rappresenta il simpatico schemino che trovi a questo link.

Sono infatti “queste sconosciute”  a determinare gran parte delle strutture dei tuoi pensieri e ragionamenti “semi automatici”…

(NO, non raccontartela!!!! …è quasi certo che anche tu NON SAPPIA COSA SONO E COME AGISCANO LE CREDENZE SULLA MENTE UMANA!)

 

In poche parole quindi?  OCCHIO ALL’ATTEGGIAMENTO!

Bias cognitivi e D.K.E. legati al famigerato analfabetismo funzionale, sono riassumibili in un semplice “problema di atteggiamento mentale”!

Ma di cosa si tratta in “masticabile”?

  • PRESUNZIONE
  • ARROGANZA
  • PIGRIZIA

TROPPO FACILE?!?!?!?!?

In teoria SI, ma porvi rimedio non lo è di certo!

Soprattutto perchè, rispetto a questo tipo di problemuccio, OGNI INTESTATARIO NE E’ UNA SORTA DI DIO IN TERRA ed è inconsciamente più impegnato a proteggerlo che a risolverlo!!!

IN PRATICA:

Chi ne è affetto è l’UNICO realmente in grado di porvi rimedio! (VIOLENZA A PARTE… ma eviterei l’argomento!)

 

PRESUNZIONE

Indipendentemente dai cavilli vocabolaristici,

una persona presuntuosa ha SOLO 2 CARATTERISTICHE COSTANTI:

  1. Si sente DREDD (giudica come non ci fosse un domani, ma lo fa andando direttamente alla sentenza SENZA NEPPURE FARE IL PROCESSO!)
  2. Viaggia con la mente costantemente appoggiata ad un sacco di “presupposti SUOI” (tecnicamente questa è una modalità generalmente gettonata tra le persone “insicure interiormente”… BADA! …esistono millemila motivi per cui una persona può esserlo… ergo, qualcuno lo fa per semplice “default educativo di merda”, ma un sacco di persone lo sono per MOTIVI PIU’ CHE LEGITTIMI o sfighe. Tieni presente che chi è dotato del defaut educativo, paradossalmente insicuro ci diventa per effetto stesso delle dinamiche che attua in modo automatico!)

Va da se che quando ti trovi di fronte a persone che traggono conclusioni senza fare domande, hai di fronte un presuntuoso, CHE LO POTREBBE FARE “ANCHE PER DIFESA” (DAI PROPRI SPETTRI!) e che ti ci vorrà veramente poco per capire “se abbia senso interagirci” E A CHE PREZZO!!

ASCOLTANDOLE (o leggendole), tuttavia, puoi farti perfettamente un’idea del tipo di presupposti che agiscono nella sua mente.

Mentre “sono convinti di parlare degli altri, in realtà stanno dicendo un sacco di cose “su di loro”!

CHI TRAE CONCLUSIONI SENZA FARE DOMANDE, sta parlando dei presupposti che ruotano nelle ruote da criceto della propria mente!

 

PORVI RIMEDIO?

“mettersi in discussione e prestare attenzione” 

 

ARROGANZA

Per evitare di incappare in incomprensioni sulla questione, ho bisogno che tu abbia un approccio non da “DIZIONARIO” sulla parola, ma concettuale.

Quando ne parlo, pur premettendo costantemente che la visione che utilizzo è di natura orientale (dove la comunicazione, grazie agli ideogrammi, prende forma facilmente non tanto attraverso “il senso delle singole parole”, ma dei concetti trasportati), fatico abbestia a smantellare tutti quei presupposti (anche linguisticamente corretti, per carità) che inchiodano la comprensione reciproca!

Il concetto di arrogante (a cui mi riferisco) è quello della persona incapace di mettersi in discussione!

Il motivo che spinge una persona a farlo, è irrilevante (ai fini della comprensione dell’oggettività del suo atteggiamento).

C’è chi lo attua per presunzione, chi per pigrizia, chi per modus operandi conclamato… PER SEMPLICE ABITUDINE INSOMMA!

Poi c’è sicuramente anche chi lo fa come “forma di difesa” (sarebbe utile si facesse aiutare e comprendere cosa stia succedendo nella sua testa!); cambia “il perchè”, ma IL BLOCCO nell’interazione e l’impedimento al cambiamento è il MEDESIMO!

Il grosso problema di questo tipo di atteggiamento è rappresentato dall’impossibilità pratica di “evolvere la situazione”!

L’arrogante NON CAMBIA!

SI ARROCCA nella sua convinzione, nel suo punto di vista, nel suo mondo… è in comunicazione con l’esterno “solo apparentemente”, oppure solo ad un livello estremamente superficiale attraverso cui, SE E’ ANCHE PREPOTENTE, cerca di imporsi sugli altri.

Quando non si può cambiare, si è spacciati!!!!  …perchè di fronte ad un ostacolo non se ne può uscire.

Che sia una questione “pratica” o una semplice discussione, poco importa… l’epilogo è sempre lo stesso!

 

PORVI RIMEDIO?

Semplicemente “mettersi in discussione”.

 

PIGRIZIA

Nelle varie culture sparse per il mondo che ho avuto la possibilità di “toccare”, sono sempre restato particolarmente colpito da un generale filo conduttore:

Il considerare concettualmente la PIGRIZIA come “il MALE DELLO SPIRITO”!

Qualcosa da cui guardarsi profondamente e da non confondere con “gli aspetti salutari” del cugino “OZIO”.

In ASIA specialmente, Laam (in cinese), Kikiat (in Thailandese), vengono considerate “brutte parole” esattamente per il motivo di cui sopra.

A poco conta se la radice di tale congettura proviene da costumi sociali o culturali del luogo.

Il monito è lapalissiano:

ATTENZIONE ALLA PIGRIZIA!

Dalle mia parte se ne parla in termini di “mal dela nona” (male della nonna!), alludendo alla “perdita di voglia di fare, man mano che capacità e le energie vengono a mancare”.

Qualcosa di “legittimo” per gli anziani, ma non certo quando le ENERGIE SONO IN ABBONDANZA!

Attenzione quindi a non confondersi la “legittimità della stanchezza” (scarsità di energie), con l’incapacità o la mancanza di volontà nel metterle in atto. (tipiche della depressione ad esempio)

Indagando sulla radice di questi “detti”, ho scoperto che nella stessa Cina (e di tutte le pratiche mediche olistiche d’oriente che ne sono state influenzate), LA VOLONTA’ rappresenta la “propulsione del CUORE” (associato socialmente alla figura dell’IMPERATORE!).

Qualcosa che, ovviamente, per l’esistenza non può mancare nella vita!

 

PORVI RIMEDIO?

“agire con volontà”.

 

CONCLUSIONI

Concludendo, dovrebbe apparire ormai sufficientemente CHIARO che ovviare a sto famigerato problema di “analfabetismo funzionale”, è sommariamente NECESSARIO un ATTEGGIAMENTO in cui ci si mette in discussione e attua la volontà di prestare attenzione nell’ascoltare, comprendere e sperimentare i cambiamenti necessari.

Se hai dato un’occhiata allo “schemino del sub umano” che ti ho linkato nel paragrafo sui bias cognitivi, dovrebbe apparirti piuttosto chiara la differenza “tra le 2 procedure” descritte…

Il ciclo “breve” è indubbiamente quello più semplice e gettonato, ma è verso quello più grande che è necessario migrare, per attuare, rinforzare e rendere automatico quel tipo di procedura (alla base della crescita e di ogni miglioramento).

Se il tuo interesse è sufficientemente “vivo”, non dimenticarti di iniziare una ricerca sulle “credenze”.

Puoi partire anche da quest’articolo del blog o digitando la parola “credenze” nella casella di ricerca…

…ti si aprirà una pagina con vari articoli legati a tale concetto sia in contesto marziale che non…

…ma ricorda, è un punto di partenza

Partire è sicuramente meglio “che stare fermi o annaspare nelle sabbie mobili“, ma se vuoi che il beneficio sia reale devi continuare a camminare…

SOLO IN QUESTO MODO potrai progredire nel viaggio della tua evoluzione personale… 

…e plasmarlo ad immagine e somiglianza del tuo REALE POTENZIALE!

 

Buona riflessione…

 

PS.non dimenticare, se hai domande o considerazioni personali con cui contribuire all’argomento “fiorato” in questo articolo, di utilizzare il FORM qui sotto per commentare… 😉

 

Zaijian

Sergio Simoncelli Insegnante Gong Fu

                     –  Sergio  –

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