Aveva forse ragione Forrest Gump? “STUPIDO è chi lo stupido fa”!

 Chi non ha visto il mitico Forrest Gump?

Correva l’anno 1994…

Tom Hanks, interpretando il protagonista del film, rese celebre la frase:

“stupido è chi lo stupida fa, Signore”.

Su una delle “sue panchine” ed in una delle “sue strane conversazioni”, è stato reso famoso uno dei concetti più intelligenti e più utili su cui abbia mai riflettuto…

Ma cosa centra Forrest Gump con “le Arti Marziali”?

In realtà, il concetto espresso dal protagonista di questo piacevole e motivante film degli anni ’90, è qualcosa di già conosciuto, e che probabilmente “viaggia nel tempo” da parecchio!

Si tratta di un “invito” a prendere coscienza del  proprio atteggiamento al fine di acquisire “pieno potere” in relazione ai propri risultati.

E quale ambiente è in tal senso “più in TARGET”, se non quello delle Arti Marziali?

Un pizzico di filosofia.

Stai attento ai tuoi pensieri, perché diventano le tue parole.

Stai attento alle tue parole perché diventano le tue azioni.

Stai attento alle tue azioni perché diventano abitudini.

Stai attento alle tue abitudini perché diventano il tuo carattere.

Stai attento al tuo carattere perché diventa il tuo destino.

In questa massima ripresa dal Talmud Ebraico, il monito è a considerare “l’effetto” più che le “semplici intenzioni”, poichè DA ESSO dipende la nostra EVOLUZIONE!

Esistono varie formule con cui è stato espresso questo concetto, di cui quella di “Forrest” è forse la versione più semplificata.

Alcuni ne attribuiscono i natali al Mahatma Ghandhi…

Altri ai “precetti fondamentali della psicologia”…

Altri alla “religione”…

Altri ancora alla filosofia Greca…

Personalmente ritengo che non sia poi così importante CAPIRE CHI ABBIA PARTORITO tale concetto, ma il farne propri i “principi nascosti”.

Un’interessante “versione anglosassone”…

Avendo avuto a che fare con il mondo orientale “per molti anni”, una delle versioni che più ho sentito ripetere, è quella rappresentata dal ciclo :

 “pensiero > parole > azioni > essere.”

Da cui il “monito” a curare il proprio “pensar bene”…

Altri interessanti studi made in U.S.A. a cui ho potuto accedere, riportano un concetto per certi versi “apparentemente in conflitto” proprio con quello del film di Forrest Gump:

Le PERSONE “NON SONO” i loro comportamenti!

Aiuto!

  • Le mie azioni diventano CHI SONO?
  • O io NON SONO quello che faccio?!?!?

La questione è “tecnicamente” in realtà più complessa di quanto appaia, ma voglio tentare di rendertela digeribile in modo tale che non venga percepita come un PARADOSSO.

Quando Forrest Gump, dice “stupido è chi lo stupida fa”, salta di fatto “quel passaggio” che gli esperti in dinamiche umane riescono a intercettare e discernere attraverso il passaggio delle abitudini!

L’ANELLO MANCANTE: “le abitudini”.

E’ infatti “la ripetizione nel tempo” di un certo comportamento, che CREA LE ABITUDINI!

Per cui, il “senso nascosto”, è decifrabile nella formula:

Se si continua “a fare” gli stupidi, si diventa “di fatto” stupidi!

In questa modalità espressiva, la frase in oggetto non appare più come una sorta di SENTENZA INDEROGABILE, ma una specie di OSSERVAZIONE “nei fatti” degli effetti di un ATTEGGIAMENTO reiterato nel tempo!

La questione “interessante” è secondo me la “progressione logica” che traspare dal concetto espresso.

Partendo dall’assunto che LA VITA E’ CAMBIAMENTO, la domanda di un individuo in evoluzione dovrebbe essere:

Che cosa voglio fare di questo cambiamento?

Perchè le possibili REALTA’ REALIZZABILI sono SOLO 3:

  1. EVOLVO
  2. RISTAGNO
  3. INVOLVO

(Dove con ristagno considero una sorta di “fluttuazione” tra uno stato alternato di evoluzione ed involuzione)

Sia le “filosofie” che “il mondo materiale dei fatti”, contemplano questa REALTA’ a 3 VIE!

Per cui, dal momento che “si è costretti ad esser parte” di un cambiamento, una volta stabilito “DOVE VOGLIO ANDARE”, posso SOLO:

  • evolvere (migliorare)
  • involvere (peggiorare)

Padroneggiare questo “livello minimo di consapevolezza”, è IL PRIMO FONDAMENTALE PASSO per la crescita di un individuo…

Indipendentemente dal contesto!

Questo, in soldoni, significa che vale “tanto per il mondo delle arti marziali”, quanto per la vita di tutti i giorni!

Qualcuno ci va in realtà “giù più duro”, sostenendo che ciò che non evolve, SI ESTINGUE!

Una visione “che nella storia” non lascia spazio ad alcun dubbio… PENSACI! 😉

“I 5 ATTEGGIAMENTI” più STUPIDI per un Artista Marziale.

Ora PARLIAMOCI CHIARO!

Gli ambienti che potenzialmente un artista marziale può frequentare, possono essere solo di 2 tipi:

  1. Quelli dove l’AUTORITA’ viene imposta dall’alto (AUTORITARI)
  2. Quelli dove l’AUTORITA’ viene riconosciuta dal basso (AUTOREVOLI)

Ognuno dei 2 tipi, ha PRO e CONTRO di cui ho già parlato in vari articoli QUI sul blog (basta digitare la parola AUTOREVOLE nella casellina di ricerca).

Indipendentemente da questo, per gli individui adulti dotati di buonsenso, NON CI DOVREBBE ESSER ALCUN BISOGNO di un UN INTERVENTO DALL’ALTO che DISCIPLINI e REGOLAMENTI l’ambiente di studio…!

L’atteggiamento adatto al conseguire RISULTATI ed il poterlo fare SERENAMENTE, dipende proprio dalla capacità di ABBRACCIARE questo tipo di VALORE.

ALCUNI riescono a farlo in perfetta autonomia…

ALCUNI hanno bisogno di “saltuari interventi” dall’alto…

ALCUNI necessitano costantemente del BASTONE e della CAROTA!

In più di 20 anni di esperienza pratica, ho incontrato di tutto… lo confesso…

A seguire ti elencherò i 5 ATTEGGIAMENTI DELETERI più diffusi, invitandoti a tener “sempre chiaro” 2 concetti:

  • Le persone NON SONO il loro atteggiamento!
  • ATTENZIONE al tuo atteggiamento, perchè diviene CHI SEI!

Sono un profondo estimatore della facoltà di “plasmare” CHI SIAMO, inter-agendo con il cambiamento (di cui siamo parte volenti o nolenti) attraverso le nostre scelte!

Si tratta SI DI TEMPO (ed ognuno ha i suoi), ma SOLO “DOPO AVER PRESO UNA DECISIONE” ed essersi disciplinati in linea con essa!   CHIARO?

 

IL LAMENTOSO

OTTENERE RISULTATI, implica l’impegnarsi talvolta “costringendosi” a superare i propri limiti.

Per certi versi “ogni miglioramento” ne è testimonianza…

Qualcuno di noi, può succedere che stia attraversando “un periodo difficile”, ed il farlo rappresenta un ESTREMO ATTO DI VOLONTA’…

Ritrovarsi ad affrontare una tale situazione con QUALCUNO ACCANTO che “si compiace” nel mettere i “bastoni tra le ruote” agli altri, è qualcosa di PROFONDAMENTE STUPIDO e per certi versi inaccettabile!

Anche SUPERMAN perderebbe le forze “regalandogli” un vestito in CRYPTONITE!

Alcune persone si “lamentano” semplicemente per “sfogare le proprie frustrazioni”…

L’ambiente di pratica e di studio NON DEVE DIVENTARE CERTO una sorta di “VATER privato in cui evacuare i propri stati d’animo negativi” riversandoli sugli altri!

OGNUNO DI NOI HA I SUOI PROBLEMI e deve fare i conti con i propri disagi.

Qualora sia concessa “l’opportunità” di parlarne in gruppo, LO SPIRITO che dovrebbe accompagnare chi ne parla deve essere RISOLUTIVO!

In questo modo, IL BENE della collettività si può trasformare IN AIUTO CONCRETO per il singolo.

Diversamente, legittimandosi IL LAMENTO, IL MALE del singolo finirà per INTACCARE IL BENE della collettività… come una “mela marcia infilata in una cassa di mele sane”.

SUGGERIMENTO:  “sii volenteroso”! … SOLO per questa via TROVERAI UNA STRADA dove i LAMENTOSI trovano 1000 SCUSE!

 

“L’ARROGANTE”

Vorrei che facessi “lo sforzo” di staccarti momentaneamente da ciò che comunemente si intende con questa parola… (prepotente, presuntuoso)

Il significato che “in chiave orientaleggiante”  vi si può attribuire, è qualcosa di più preciso e per certi versi, “meno equivocabile“.

L’idea che “desidero passi” attraverso questa parola, è di qualcosa di “inaccessibile per scelta”, “isolato”, “arroccato”… L’incapacità MANIFESTA di “mettersi in discussione”.

Guardando “da quest’angolazione”, capisci bene che “la presunzione”, ad esempio, potrebbe essere UNA DELLE CAUSE (o degli effetti) dell’arroganza… e quindi “non un sinonimo”…

Le persone “affette da questo tipo di atteggiamento”, risultano TOTALMENTE INCAPACI DI METTERSI IN GIOCO.

Se per il PRESUNTUOSO gli orientali metaforizzano una brocca già piena a cui non si può aggiungere nulla,  per l’ARROGANTE l’idea è quella di una brocca “non necessariamente piena”, MA CHIUSA, TAPPATA, SIGILLATA!

Un bicchiere da cui NON PUO’ USCIRE e NON PUO’ ENTRARE nulla…

Questo tipo di chiusura vanifica di fatto qualsiasi “offerta”, in quanto “impossibilitata di fatto” di raggiungere la destinazione.

Negli individui “affetti da questo tipo di atteggiamento”, l’impermeabilità di qualsiasi concetto espresso “o messo in gioco”, porta inevitabilmente ALLO SPRECARE TEMPO ED ENERGIE…

Sia per i docenti, che per i compagni, che “per l’individuo stesso”.

SUGGERIMENTO: “Sii umile“! SOLO mettendoti in discussione avrai un reale accesso a qualsiasi NUOVA INFORMAZIONE…

Solo per questa via “potrai aprirti ad ogni occasione”, proprio dove GLI ARROGANTI “si rinchiudono e barricano” dentro un MURO INVALICABILE persino per se stessi!

 

“IL PRESUNTUOSO”

Penso che ora ti sarà più facile discernere “tra un bicchiere tappato” CHE PER QUELLO NON PUO’ ESSERE RIEMPITO…

Ed uno “GIA’ PIENO” che non può essere “ulteriormente” riempito…

Il PRESUMERE di saper già tutto, è qualcosa di “diverso” dal dimostrare la totale mancanza di interesse ad imparare qualcosa di nuovo.

Mentre l’ARROGANTE rivela SPAZIO VUOTO potenzialmente riempibile “una volta aperto il tappo”, nel caso del presuntuoso è necessario “svuotare” e far spazio!

Svuotare da cosa?

Dalle CONVINZIONI di avere già tutto!

Con l’ARROGANTE la comunicazione E’ CHIUSA.

Con il PRESUNTUOSO la comunicazione è APERTA.

“Nei fatti” sia con l’uno che con l’altro NON HA SENSO “SPRECARE TEMPO ED ENERGIE”!

SUGGERIMENTO: “Impara a fare LE DOMANDE!”… 

Presumere di “avere sempre le risposte”, anche se non implica l’incapacità di mettersi in gioco, di sicuro “mette i bastoni tra le ruote!”

Non di rado:

“per vincere è necessario perdere…”

L’individuo di successo, NON TEME IL FALLIMENTO… LO SUPERA!

 

“L’IRRISPETTOSO”

Curiosamente, cercando in rete la definizione della parola, non ho potuto fare a meno di notare che “il senso” descritto dalla maggior parte delle fonti, ASSOMIGLIA fortemente a quello di SOTTOMISSIONE…

Personalmente trovo “che non renda giustizia” al senso reale del termine…

Riconosco una grande varietà di contesti riferibili a questa parola, quello che scelgo per “onorare” l’immagine qui sopra è:

“Sentimento e atteggiamento che nasce dalla consapevolezza del valore di qualcosa o di qualcuno”

Quante volte ho assistito durante una lezione (sia in veste di relatore che di studente) ad atteggiamenti “parzialmente o totalmente deprivati” di questo valore…

Persone che “sulla bocca” si sono iscritte ad un corso PER IMPARARE, e che non mancano occasione PER VESTIRE I PANNI DA MAESTRINO…

Una sorta di “comparsa teatrale” che, totalmente incurante della già presenza di un docente, sveste immediatamente i panni dello studente, per subentrare come ULTERIORE GUIDA e “correggere i compagni” invece di studiare!

Dimostrando tutta la sua incapacità di cogliere il valore di qualcosa o qualcuno, indipendentemente dal fatto che ne sia consapevole o meno…

La cosa che dovrebbe balzare all’attenzione quando si parla di RISPETTO, è la componente “interattiva” legata alla CONSAPEVOLEZZA…

Solo in seconda istanza un autonomo ed eventuale “atto di sottomissione” come FORMALITA’…

Non di rado si manifestano invece azioni “molto superficiali” di rispetto attraverso FORMALI ATTI DI SOTTOMISSIONE in superficie, ed una SOSTANZIALE INCONSAPEVOLEZZA in profondità…

(ad esempio negli ambienti AUTORITARI prima citati)

SUGGERIMENTO: “Sii rispettoso…” nella consapevolezza del VALORE a cui ti viene dato accesso.

Ricorda che negli ambienti AUTOREVOLI non si tratta di UN DIRITTO dell’AUTORITA’ che ti viene IMPOSTO dall’alto, ma di un semplice VALORE che “per consapevolezza” riesci ad intercettare dal basso.

E’ ben più che “una mera FORMALITA’…”

 

“L’IPOCRITA”

IL FALSO… colui che finge…

dal greco: ypo sotto krinein spiegare. Nell’antica Grecia l’ypokrites era l’attore.

Nelle mie statistiche personali, si tratta di un “atteggiamento” meno diffuso degli altri…

Ma quando si presenta, FA DEI DANNI ENORMI!

Prima di tutto è necessario prendere atto, che in un RAPPORTO DI FIDUCIA RECIPROCA, difficilmente si va a VERIFICARE COSA E COME SI COMPORTI l’altro ALLE NOSTRE SPALLE!

E questo tipo di “falla”, per qualcuno rappresenta un’opportunità irrinunciabile!

La fiducia concessa, può potenzialmente divenire in questo modo, un formidabile VEICOLO “DEL MARCIO”.

La cattiveria nascosta…

Per come la vedo io, ho trovato molto interessante uno spunto fornito da una nota “criminologa”.

Ella infatti sosteneva l’esistenza di POCHISSIME FORME così PREGNANTI DI CATTIVERIA come il mentire sapendo di farlo!

FIDUCIA…

Se ci rifletti un attimo, puoi sicuramente capire la fondamentale IMPORTANZA di un sentimento come la FIDUCIA…

…e quando “qualcuno viene FERITO PROFONDAMENTE” attraverso quella, difficilmente trova la forza per “riaccordare” un tale sentimento ad altri…

Un tale atteggiamento finisce quindi per “ledere” i rapporti in una subdola forma disgregante…

Tra i 5 atteggiamenti presi in esame, questo è quello SOCIALMENTE PIU’ STUPIDO, e paradossalmente più accettato!

“Distorsione educativa…”

Anche grazie ad una “elusiva” legittimazione, diffusa attraverso il principio della bugia a fin di bene!

Superficialmente “accettato” come un atto di “generosità”, quando ad una più accurata analisi, cela invece un atto di PROFONDO EGOISMO! (se non di cattiveria pura!)

Voglio provare ad essere più chiaro attraverso questa immagine:

Guardala bene…

Ora sei in grado di “collegarla” a quella successiva?

Hai visto bene!

Mi scuso per la “crudezza dell’immagine”, ma è fondamentale che TU SIA IN GRADO DI “PROCESSARLA” internamente associata alla parola IPOCRISIA!

Nelle zone di “guerra più malsane”, i giocattoli (qualcosa di bello), vengono posizionati proprio per attirare  i bambini sulle mine (qualcosa di brutto)!

L’effetto di “vestire di qualcosa di attraente”, qualcosa di devastante come una mina, è testimonianza di una CATTIVERIA SCONFINATA!

Ma è l’effetto INGANNO su cui desidero che tu riponga la tua attenzione!

ATTENTO all’INGANNO

Senza scomodare la “volontà di fare del male a qualcuno”, esiste anche una formula piu’ bonaria, dove l’ipocrisia SERVE per “ottenere qualcosa” che onestamente non sarebbe alla propria portata! 

(ed a cui intimamente non si è disposti a rinunciare, pur non volendo accollarsi il prezzo da pagare per ottenerla)

Per giungere alla versione “marginalmente bonaria” in cui si “sceglie” di NASCONDERE un proprio malessere, per ottenere un comportamento “NORMALE” dai propri interlocutori.

Molti malati di cancro, ad esempio, attuano questa sorta di “difesa”…

O per “non gravare” sugli altri o per non affondare a causa degli altri!

Essendo già dura abbastanza combattere la propria battaglia, spesso infatti finiscono per dover “sostenere paradossalmente” gli stessi amici/parenti che “non reggono” all’accettazione della realtà in cui sono “marginalmente coinvolti”!

Sono dinamiche collegate al sentimento “distorsivo” della compassione, che “qualcuno subisce” mentre “qualcuno sfrutta” da secoli…

Niente di nuovo in pratica…

Ma inevitabilmente, qualcosa di oggettivamente STUPIDO!

SUGGERIMENTO: Sii ONESTO…!” 

Per guarire qualsiasi ferita, è necessario prima “pulirla”!

Se non sarai onesto per evitarti la sofferenza della pulizia, ti ritroverai a doverne vivere una infinitamente più grande in un secondo momento!

Sii ONESTO anche se vuoi “diventare migliore”!

L’ingannare per SENTIRTI MIGLIORE oggi a scapito del DIVENTARLO DOMANI, è un atto di profonda stupidità che ti farà perdere “rispetto per te stesso” invece che guadagnarlo!

Sia da parte della tua coscienza che da parte degli altri! (la STIMA dipende da questo!)

Ricordati anche che LA FIDUCIA concessati da qualcuno, si rivelerà QUASI SEMPRE l’aiuto piu’ grande!

NON FERIRLA PER STUPIDITA’!

L’UNICO CASO IN CUI QUESTO SUGGERIMENTO NON HA SENSO, è quello in cui ci si trovi d’innanzi alla CATTIVERIA (volontà di far male).

In un mondo dove “spesso i cattivi” hanno la meglio sui buoni, non mi sento di proferir nessun suggerimento!

L’unica cosa che mi sento di ribadire, è che l’ambiente delle arti marziali è mediamente frequentato da persone “DISPOSTE A COMBATTERE”…

…e non c’è nulla di più STIMOLANTE che AFFRONTARE E SCONFIGGERE “UNO DEI CATTIVI”…

 

– Un pensierino… faccelo!-     

 

Zaijian

Sergio Simoncelli Insegnante Gong Fu

– Sergio –

 

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8 risposte a Aveva forse ragione Forrest Gump? “STUPIDO è chi lo stupido fa”!

  1. Michele scrive:

    Posso stamparmi la parte de “i 5 Atteggiamenti più stupidi per un artista marziale”, sostutuire “artista marziale” con parenti, amici, colleghi, dipendenti, resposabili, titolari, vicini…o molto piu semplicemente “persone in generale” e poi usarla all’occorenza?
    Direi che solo i 5 suggerimenti nella seconda parte dell articolo valgono un bel po..

    • Artista Marziale Artista Marziale scrive:

      Ciao Michele!

      Grazie per il commento…

      Direi senza dubbio che si possa applicare il concetto a chiunque…

      Essendo poi l’ambiente delle arti marziali un “ipotetico” patrimonio di disciplina intelligente, ne ho trovato un’applicazione per certi versi emblematica ^_^

  2. manuel scrive:

    Ciao Sergio,
    Ottimo articolo, come sempre mi ha fatto riflettere e mi ha fatto venire un dubbio.
    La frase che spesso si dice: ” conosci te stesso e accetta chi sei” ha senso così com’è o é più una parte di una frase (omessa o dimenticata) che vuole significare che per cambiare si debba prima capire “cosa non va’” per poi poter agire nella ‘giusta direzione’ per evolvere?
    Spero di essermi spiegato

    • Artista Marziale Artista Marziale scrive:

      Ciao Manuel…

      Domanda interessante… ^_^

      Penso di avere capito “cosa tu intenda”… anche se “non ho trovato traccia” della seconda parte del detto che hai citato…

      Personalmente l’ho sempre sentito e letto come “CONOSCI TE STESSO”…

      Quell’ACCETTA CHI SEI, lo trovo personalmente “ambiguo per vari motivi”…

      1) CHI SEI è un concetto esistenziale legato a quello di “IDENTITA’…” perfino Shakespeare era entrato in crisi perdendosi in una tale insidia per la mente… ^_^

      2) In tutta sincerità non conosco l’etimologia legata a questa frase (e se soprattutto esiste)… trovo tuttavia che il monito sia quello a “mettersi in discussione… in gioco”… per scoprire cosa faccia parte di “se stessi”… da intendersi come qualcosa di “natura dinamica”… che può evolvere… e quindi cambiare…

      Il CHI SEI ha, secondo me, un tono “statico” e fatico a collegarlo al 100% con il resto…

      Altra storia per il discorso “accettazione”…

      Quello ritengo sia un passaggio INDISPENSABILE…

      Non necessariamente perchè possa rivelare “ciò che non va”… (anche perchè se ci pensi, paradossalmente, il concetto di accettazione lo tramuterebbe in qualcosa che non richiede alcun intervento migliorativo… 😉 …)

      Trovo “meno fuorviante” il portare a galla “ciò che eventualmente manca”… intercettabile sondando un proprio limite…

      In altre parole: “mettiti in discussione per prendere coscienza di ciò che fa parte di te stesso, e se qualcosa manca, trova la via per integrarlo”…

      Un concetto perfettamente sposabile con quello di “evoluzione”…

      Se non ho capito male, penso che intendessi questo…

      Se è così, mi trovi personalmente in accordo…

      Se ho capito male ti chiedo di provare a rispiegarmi cosa intendi…

      😉

      Grazie comunque per il tuo contributo personale ^_^

      • manuel scrive:

        Hai capito benissimo
        La frase la sentivo spesso dai “vecchiotti” quando ero piccolo, anche se in un italiano non perfettamente corretto
        E hai spiegato meglio cosa intendevo con”ciò che non va”
        Grazie

      • Artista Marziale Artista Marziale scrive:

        Bene ^_^

        Grazie a te per l’ottimo spunto ^_^

  3. Alessandro Bovi scrive:

    Leggendo l’articolo mi vengono in mente tutte le volte in cui, dietro ad un particolare ostacolo, mi sono trincerato (e talvolta ancora mi trincero) dietro al “ma io sono fatto così”, alzando di fatto un muro verso ciò che “molto probabilmente” sarebbe stata un’ esperienza di crescita personale, e “sicuramente” un’occasione per mettermi in discussione. Colossale paraculata, la consuetudine a ritenere le mie abitudini come qualcosa che “sono”, quando in realtà sono “ciò che sono convinto mi rappresenti” (perché mi può far comodo, principalmente). È spiazzante trovarmi di fronte al fatto di essere pienamente responsabile di ciò che faccio e di ciò che non faccio. Un articolo che offre, condensati in poche righe, spunti estremamente preziosi. Grazie.

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